Vai al contenuto principale

Numeri e fatti

Quanti over 65 hanno uno smartphone in Italia

Averlo e saperlo usare sono due cose diverse, e il divario fra i due numeri spiega quasi tutto. Ecco i dati e cosa raccontano davvero.

· Circa 6 minuti di lettura

Quanti over 65 hanno uno smartphone in Italia: la quota è ormai maggioritaria nella fascia 65-74 anni e scende nettamente sopra i 75. Ma il numero che conta è un altro, ed è quello che quasi nessuno cita: avere il telefono e saperlo usare sono due cose diverse, e fra i due dati c'è una distanza enorme.

È in quella distanza che vive il problema di cui ci occupiamo.

I due numeri da tenere insieme

Il primo: l'uso di internet. Secondo le rilevazioni Istat, fra i 65 e i 74 anni la maggioranza delle persone ha usato internet negli ultimi tre mesi. Dieci anni fa era meno di una su tre. È il gruppo cresciuto di più in assoluto in Italia.

Il secondo: le competenze digitali di base. Qui il quadro cambia. Fra gli over 65 la quota di chi ha competenze digitali almeno di base resta molto bassa, ben sotto la media nazionale, che a sua volta è sotto quella europea.

Detto in parole semplici: moltissime persone anziane hanno il telefono in mano e non sanno fare da sole le cose per cui gli è stato dato.

Non è un giudizio. È il risultato di un passaggio avvenuto in pochi anni, senza che nessuno si sedesse accanto a spiegare.

Cosa vuol dire «competenze di base»

Vale la pena chiarirlo, perché la sigla nasconde cose concrete.

L'indicatore europeo mette insieme quattro aree: trovare informazioni, comunicare, risolvere problemi, creare contenuti. «Almeno di base» significa cavarsela in tutte e quattro, non essere esperti.

Tradotto nella vita di tutti i giorni: saper cercare l'orario di un ufficio, mandare una foto, accorgersi che un messaggio è sospetto, compilare un modulo online.

Sono esattamente le cose che servono per prenotare una visita, scaricare un referto o pagare un bollettino. Ed è per questo che il numero delle competenze conta più di quello della connessione.

Il sorpasso, e chi resta fuori

Il dato sull'uso di internet racconta due cose insieme, e vanno dette insieme.

La prima: il sorpasso è avvenuto. La maggioranza delle persone fra 65 e 74 anni oggi è online, e chi progetta servizi pensando di no sbaglia.

La seconda: resta fuori una minoranza grande, concentrata negli over 75, nei piccoli comuni e fra chi ha studiato meno. Sono milioni di persone.

E c'è un dettaglio che rende la cosa più ingiusta: chi resta fuori è anche chi ha più bisogno dei servizi che si sono spostati online, perché ha più visite da prenotare, più pratiche da fare, meno possibilità di muoversi.

Il divario di genere, e cosa non si può dire

Nelle fasce più anziane i dati registrano una differenza fra uomini e donne nell'uso di internet, a favore degli uomini.

Qui serve onestà: i dati registrano il divario, non ne spiegano le cause. Si ipotizzano percorsi lavorativi diversi, con più uomini che hanno incontrato un computer al lavoro, abitudini familiari, e il fatto che in molte coppie anziane il dispositivo lo usa una persona sola.

Sono ipotesi ragionevoli e non dimostrate da quei numeri. Vale la pena tenerle presenti quando si progetta un corso o un'iniziativa, senza trasformarle in spiegazioni definitive.

Il numero nascosto: lo SPID fatto dai figli

C'è un dato che nessuna statistica misura e che chiunque abbia fatto assistenza conosce.

Le identità SPID attive in Italia hanno superato i quaranta milioni, un numero enorme. Dentro ci sono però moltissime identità attivate da un figlio, con l'email del figlio e il telefono del figlio.

Sulla carta quella persona è autonoma. Nella pratica, il giorno che il figlio è lontano, la prenotazione non si fa e il referto non si scarica.

È il caso più chiaro di distanza fra il possesso e l'autonomia, e vale la pena sistemarlo: si entra nell'area personale del gestore e si rimettono i contatti giusti. Su come funziona, come si attiva lo SPID passo passo.

L'obiettivo europeo, e quanto manca

Un numero utile per capire le proporzioni: l'Unione europea si è data l'obiettivo di portare all'ottanta per cento la quota di persone con competenze digitali almeno di base entro il 2030.

L'Italia è parecchio sotto quella soglia, e sotto anche alla media europea. La distanza non è distribuita in modo uniforme: il grosso si concentra nelle fasce d'età più avanzate e fra chi ha studiato meno.

Questo ha una conseguenza che vale la pena trarre. Per avvicinare quell'obiettivo non basta che i giovani diventino più bravi: bisogna intervenire proprio dove la distanza è maggiore, cioè sulle persone che oggi vengono considerate irrecuperabili.

E i dati dicono che non lo sono. La crescita della fascia 65-74 negli ultimi dieci anni è la prova più solida che esista contro la frase «dopo una certa età non si impara». Si impara, quando qualcuno si siede accanto e spiega con calma, una cosa per volta, senza sospirare alla seconda domanda.

Cosa cambierebbe davvero

Dai numeri escono tre indicazioni pratiche, e nessuna riguarda comprare apparecchi.

Insegnare poche cose, bene. Le competenze di base non si acquisiscono con un corso generico, ma facendo tre o quattro cose concrete fino a saperle rifare da soli.

Lasciare il telefono in mano a chi impara. È la differenza fra assistere e insegnare, e i numeri sulle competenze dicono che in Italia si è assistito molto e insegnato poco.

Partire dai bisogni veri. Chi impara una cosa che gli serve davvero, come scaricare un referto o fare una videochiamata con un nipote, la ricorda. Chi impara «a usare il telefono» in astratto, no.

Su come questo cambia il modo di insegnare, ne abbiamo scritto in imparare la tecnologia dopo i 60.

Come sono raccolti questi dati

Una nota necessaria, perché i numeri vanno letti sapendo come nascono.

L'indagine Istat intervista ogni anno un campione di famiglie residenti e chiede cosa hanno fatto negli ultimi tre mesi: si parla quindi di uso dichiarato, non misurato dagli apparecchi.

Le competenze digitali si ricavano da un indicatore europeo costruito su quelle quattro aree, e anche lì si basa su cosa le persone dichiarano di saper fare.

Due avvertenze per leggerli bene. Sono medie nazionali, e fra Nord e Sud, fra città e paesi, le differenze sono sensibili. E un anno di crescita non è una tendenza: prima di trarre conclusioni conviene guardare due o tre rilevazioni.

Domande veloci

La maggioranza degli over 65 usa internet?
Nella fascia 65-74 anni sì, ed è il gruppo cresciuto di più in Italia negli ultimi dieci anni. Sopra i 75 anni la quota scende nettamente, e resta fuori una minoranza ampia, concentrata nei piccoli comuni.
Avere lo smartphone vuol dire saperlo usare?
No, ed è il punto centrale. Le competenze digitali di base fra gli over 65 restano molto sotto la media nazionale: moltissime persone hanno il telefono e non riescono a fare da sole le cose per cui gli è stato dato.
Cosa sono le competenze digitali di base?
Un indicatore europeo che mette insieme quattro aree: cercare informazioni, comunicare, risolvere problemi e creare contenuti. «Almeno di base» vuol dire cavarsela in tutte e quattro, non essere esperti.
Perché nelle fasce anziane gli uomini usano più internet?
I dati registrano il divario ma non ne spiegano le cause. Si ipotizzano percorsi lavorativi diversi, abitudini familiari e il fatto che in molte coppie anziane il dispositivo lo usi una persona sola. Restano ipotesi, non conclusioni.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

Da stampare e tenere vicino

Il kit per il genitore

Cinque impostazioni che rendono il telefono di tua madre o di tuo padre più sicuro. Venti minuti, una volta sola, con lui accanto.

Scarica il libretto

Caratteri grandi, una cosa per pagina. Non serve nessun account.

Da leggere dopo

Chi scrive

DoveClicco insegna la tecnologia a chi parte da zero, soprattutto alle persone dai 60 anni in su. Niente gergo, niente fretta: i passaggi con i nomi veri dei pulsanti, e simulazioni in cui si può sbagliare senza conseguenze. Come lavoriamo.

Pubblicato il 27 ottobre 2026.