Numeri e fatti
Le competenze digitali degli italiani
Il 54,3% ha competenze almeno di base, l'obiettivo europeo per il 2030 è l'80%. Cosa vuol dire quel numero e chi sono le persone che restano indietro.
· Circa 6 minuti di lettura
In Italia il 54,3% delle persone fra 16 e 74 anni ha competenze digitali almeno di base, secondo l'ISTAT: poco più della metà. Il dato è in crescita di 8,4 punti rispetto all'anno precedente, che è un salto notevole per un indicatore di questo tipo. L'obiettivo che l'Europa si è data per il 2030 è l'80%, quindi mancano quasi ventisei punti in cinque anni.
Dietro quella percentuale c'è una differenza fra generazioni molto più larga di quanto il numero unico lasci immaginare.
Cosa vuol dire «competenze digitali di base»
Non è un giudizio soggettivo: è un indicatore europeo, costruito su quattro aree.
Informazione: sapere cercare qualcosa e valutare se la fonte è attendibile. Comunicazione: scrivere messaggi, usare la posta elettronica, condividere file. Risoluzione di problemi: installare un'applicazione, cambiare un'impostazione, usare un servizio online. Creazione di contenuti: scrivere un documento, sistemare una fotografia.
«Almeno di base» significa cavarsela in tutte e quattro, non essere esperti in nessuna. È una soglia bassa, ed è proprio questo a rendere significativo il fatto che quasi la metà del Paese non la raggiunga.
La differenza fra generazioni
| Fascia d'età | Competenze digitali almeno di base |
|---|---|
| 20-24 anni | 71,7% |
| 16-74 anni (media) | 54,3% |
| 65-74 anni | 27,4% |
Quarantaquattro punti separano i ventenni dai settantenni. È la distanza che spiega quasi tutto: perché una pratica online che a una persona sembra banale a un'altra sembra impossibile, e perché in tante famiglie una sola persona si occupa delle cose digitali di tutti.
C'è anche un altro lato, meno atteso. Il 71,7% dei ventenni non è il 100%: quasi un giovane su tre non ha le competenze di base, e questo smentisce l'idea che essere nati con un telefono in mano basti. Saper usare le applicazioni social non vuol dire saper mandare una domanda a un ente pubblico o riconoscere una pagina falsa.
Perché il numero conta più di quanto sembri
Le competenze digitali non sono un tema da esperti: sono la condizione per fare cose ordinarie.
Prenotare una visita, chiedere un certificato, controllare il conto, ricevere un rimborso, comprare un biglietto a un prezzo decente: tutte queste cose oggi si fanno meglio, o solo, online. Chi non riesce paga in tre valute diverse: tempo, denaro e autonomia.
C'è poi il capitolo sicurezza, che è quello che ci riguarda più da vicino. Riconoscere un messaggio falso richiede esattamente le competenze che l'indicatore misura: capire da dove arriva un collegamento, distinguere una pagina vera da una copia, sapere che il nome del mittente si può falsificare. Non è un caso che le persone più colpite dalle truffe siano quelle con meno competenze.
Non è solo una questione di età
L'età è la differenza più visibile, ma non è l'unica, e concentrarsi solo su quella fa perdere di vista una parte del problema.
L'istruzione pesa quanto l'età. Fra le persone con un titolo di studio più alto le competenze digitali sono nettamente più diffuse, in tutte le fasce d'età. Chi ha smesso di studiare presto ha avuto meno occasioni di incontrare un computer in un contesto in cui gli venisse spiegato.
Il territorio conta. Le medie nazionali nascondono differenze sensibili fra Nord e Sud e fra città e piccoli centri, dove pesano sia la qualità della connessione sia la disponibilità di corsi e di sportelli dove chiedere aiuto.
E poi c'è il lavoro. Chi ha usato un computer in ufficio per vent'anni arriva alla pensione con una base che chi ha fatto un altro mestiere non ha. È anche una delle spiegazioni più probabili del divario fra uomini e donne nelle generazioni più anziane, dove le carriere d'ufficio non erano distribuite allo stesso modo.
Quanto è realistico l'obiettivo del 2030
Dal 54,3% all'80% in cinque anni significa guadagnare circa cinque punti l'anno. L'ultimo anno ne ha portati 8,4, quindi non è un traguardo assurdo, ma va detta una cosa: i punti guadagnati finora sono i più facili.
Crescere di qualche punto quando una parte della popolazione sta già online, e le mancano un paio di competenze, è una cosa. Portare dentro chi non ha mai cominciato è un'altra, e riguarda soprattutto persone anziane, con meno istruzione formale, spesso in aree dove la connessione è peggiore.
Se l'obiettivo si prende sul serio, la parte difficile del lavoro non è convincere chi è già connesso: è dare a chi non lo è un motivo concreto e un posto dove esercitarsi senza sentirsi giudicato.
Le tre obiezioni che si sentono sempre
Ogni volta che escono questi dati tornano le stesse tre obiezioni, e vale la pena rispondere a tutte e tre.
«Sono numeri gonfiati, la gente il telefono lo usa». Usare il telefono e avere competenze digitali sono cose diverse, e l'indagine le misura separatamente: il 72,5% delle persone fra 65 e 74 anni è andato online negli ultimi tre mesi, ma solo il 27,4% arriva alla soglia delle competenze. La differenza è fatta di persone che sanno fare due o tre cose e si fermano lì.
«È un problema che si risolve da solo con il ricambio generazionale». In parte sì, ma molto più lentamente di quanto si creda, e intanto restano fuori milioni di persone per vent'anni. Inoltre il dato dei ventenni, al 71,7%, dice che nemmeno le generazioni cresciute con lo schermo arrivano tutte alla soglia.
«Basta fare corsi». I corsi servono se rispondono a un bisogno concreto e se si può sbagliare senza figuracce. Le iniziative che partono dall'alfabeto informatico, e non da quello che una persona vuole fare oggi, si svuotano dopo due incontri: è il motivo per cui abbiamo costruito le lezioni attorno a compiti precisi.
Cosa si può fare, nel proprio piccolo
Se in famiglia c'è qualcuno che rientra in quel 45% che non arriva alla soglia, il modo più efficace non è un discorso sull'importanza del digitale. È partire da una cosa sola che quella persona vuole fare, e farla fare a lei.
Il catalogo dei corsi parte dal primo gesto, e ogni lezione ha una schermata finta su cui provare senza rischi. Abbiamo raccontato come si affronta la parte umana in spiegare il telefono a un genitore senza litigare, e altri dati stanno nella rubrica Numeri e fatti.
Domande veloci
- Quanti italiani hanno competenze digitali di base?
- Il 54,3% delle persone fra 16 e 74 anni, secondo l'indagine ISTAT «Cittadini e ICT» riferita al 2025 e pubblicata nell'aprile 2026. Un anno prima era il 45,9%, quindi la crescita è stata di 8,4 punti.
- Qual è l'obiettivo europeo per il 2030?
- L'80% della popolazione con competenze digitali almeno di base. È uno degli obiettivi del programma europeo per il decennio digitale, e l'Italia oggi è a poco più di metà strada.
- I giovani hanno tutti le competenze digitali?
- No, ed è uno dei dati più sottovalutati: fra i 20 e i 24 anni la quota è del 71,7%, quindi quasi un giovane su tre non arriva alla soglia. Usare bene le applicazioni social non equivale a saper gestire una pratica online.
- Come si misurano queste competenze?
- Con un indicatore europeo che considera quattro aree: informazione, comunicazione, risoluzione di problemi e creazione di contenuti. Si è «almeno di base» quando ci si sa muovere in tutte e quattro, anche senza essere esperti.
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