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Come si fa

Imparare la tecnologia dopo i 60 anni: da dove si parte

Non serve capire come funziona il telefono. Serve saper fare le sei o sette cose che usi davvero. Ecco quali sono, in che ordine e con quanto tempo.

· Circa 11 minuti di lettura

Chi vuole imparare la tecnologia dopo i 60 anni parte quasi sempre dalla domanda sbagliata, che è «come funziona questa roba». La domanda giusta è un'altra: quali sono le cinque o sei cose che ti servono davvero, e in che ordine conviene impararle. Nessuno impara il telefono in generale, come nessuno ha imparato l'automobile in generale: si impara a fare la spesa, ad andare dal medico, a raggiungere la casa al mare.

La buona notizia è che quelle cose sono poche e si contano su una mano. La cattiva è che quasi tutto quello che si trova in giro le spiega dando per scontate proprio le parti che non si sanno.

Non sei indietro come pensi

Vale la pena partire dai numeri, perché la sensazione di essere gli unici rimasti fuori è quasi sempre falsa e pesa più della difficoltà vera.

Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 72,5% delle persone fra i 65 e i 74 anni ha usato internet negli ultimi tre mesi, in crescita rispetto all'anno prima, e fra gli over 75 la quota è del 35,7%. Il 63,9% delle famiglie composte solo da anziani ha internet in casa.

Nella stessa indagine, però, solo il 27,4% delle persone fra i 65 e i 74 anni ha competenze digitali almeno di base, contro una media nazionale del 54,3%. Sono due numeri che vanno letti insieme, e insieme dicono una cosa precisa: la maggioranza è già collegata, ma naviga in un territorio che nessuno le ha mai spiegato. Il problema non è l'accesso, è che le istruzioni non sono mai arrivate.

Quindi no, non sei in ritardo. Sei nella stessa condizione di parecchi milioni di persone, che è diversa dall'essere in difetto.

Le sette cose che coprono il novanta per cento

Se dovessi elencare tutto quello che un telefono sa fare non finiremmo più. Ma la vita quotidiana di quasi tutti sta dentro sette gesti, e vale la pena impararli in quest'ordine perché ognuno appoggia sul precedente.

  1. Rispondere e telefonare senza esitare. Sembra banale e non lo è: il gesto per rispondere cambia se il telefono è bloccato o sbloccato, e questo basta a far perdere chiamate.
  2. Scrivere un messaggio. Prima gli SMS, poi WhatsApp, che è dove sta la famiglia.
  3. Fare e guardare le foto, e soprattutto ritrovarle dopo.
  4. Vedersi in videochiamata. È la cosa che più spesso cambia davvero le giornate di chi ha i figli lontani.
  5. Riconoscere un messaggio truffaldino. Viene prima dei servizi pubblici, di proposito: chi va online senza questo si mette in pericolo.
  6. Entrare nei servizi pubblici con lo SPID, per la pensione, il fascicolo sanitario, le prenotazioni.
  7. Cercare una cosa e trovarla, che sia una strada, un orario dei treni o una ricetta.

Chi sa fare queste sette cose non ha più bisogno di chiedere a nessuno per il novanta per cento di quello che capita in una settimana normale.

In che ordine, e con quanto tempo

L'errore più comune è cominciare da quello che serve di più, cioè dai servizi pubblici, che sono la cosa più complicata di tutte. È come voler imparare a guidare partendo dall'autostrada.

L'ordine che funziona è questo:

Settimana uno e due: il telefono in mano. Accendere, sbloccare, rispondere, chiamare, alzare il volume, ingrandire le scritte. Nessuna applicazione, nessun collegamento a internet. Serve solo che il telefono smetta di far paura.

Settimana tre e quattro: i messaggi. WhatsApp, il primo messaggio, la prima foto mandata, il primo vocale. È il momento in cui la maggior parte delle persone smette di sentirsi tagliata fuori, e la motivazione a proseguire di solito arriva qui.

Settimana cinque: le truffe. Prima di andare oltre. Non è pessimismo, è ordine di priorità: quello che si impara qui protegge tutto il resto.

Da lì in avanti: quello che ti serve. Chi ha nipoti lontani va sulle videochiamate. Chi ha pratiche aperte va sullo SPID. Chi viaggia va sulle mappe. Non c'è un ordine unico, perché da qui in poi dipende dalla vita che si fa.

Quanto tempo al giorno? Venti minuti, non due ore. La memoria di una cosa nuova si consolida meglio con sessioni brevi e ripetute che con una maratona domenicale, e chi si stanca smette. Venti minuti al giorno per sei settimane sono più di quanto serva.

Le tre convinzioni che rallentano di più

Sono le stesse in quasi tutte le case, e tolgono più tempo degli errori veri.

«Ho paura di rompere qualcosa». Con un telefono in mano non si rompe niente toccando. Non esiste un tasto che cancelli i contatti per sbaglio, non esiste una combinazione che disattivi la scheda telefonica. Le due cose che vanno davvero fatte con attenzione sono inserire i dati della carta di credito e dare i codici che arrivano per SMS. Tutto il resto si annulla con la freccia in alto a sinistra, che riporta indietro come il tasto di un ascensore.

«Sono negato, non lo imparerò mai». Chi lo dice ha quasi sempre imparato cose molto più complicate: guidare in una città sconosciuta, gestire una casa, un mestiere che aveva le sue mille regole. La differenza non è la testa, è che quelle cose sono state insegnate con calma da qualcuno che aveva tempo, mentre il telefono è arrivato con un manuale che nessuno legge e un figlio che spiega di fretta.

«Tanto poi mi dimentico». Ci si dimentica se si guarda; non ci si dimentica se si fa. Guardare qualcuno che tocca lo schermo è come guardare qualcuno che nuota. Il gesto entra nelle dita solo facendolo, ed è il motivo per cui conviene rifare da soli, subito dopo, quello che il figlio ha appena mostrato.

Sistemare il telefono prima di cominciare

Prima di imparare qualunque cosa conviene passare mezz'ora a rendere il telefono leggibile e maneggevole, perché quasi tutta la fatica dei primi giorni viene da lì e non dalla difficoltà vera.

Le scritte più grandi. In Impostazioni, poi Schermo o Display, c'è una voce che si chiama Dimensioni del testo o Dimensione carattere. Portala su, senza timidezza, fino a dove leggi comodo. Su parecchi telefoni c'è anche Dimensioni visualizzazione, che ingrandisce insieme al testo anche i pulsanti e le icone.

Il volume della suoneria e delle notifiche. Sono due volumi diversi, e ci si accorge del secondo solo quando non si sente arrivare un messaggio. Si regolano tenendo premuto il tasto laterale del volume e toccando l'icona che apre tutti i cursori.

Il tempo prima che lo schermo si spenga. L'impostazione di fabbrica è spesso di quindici o trenta secondi, che mentre stai imparando è una condanna: leggi, pensi, e lo schermo si spegne. In Impostazioni, Schermo, c'è Spegnimento schermo o Blocco automatico: portalo a due minuti.

I contatti importanti in cima. Tre o quattro numeri, quelli che chiami davvero, messi fra i preferiti. Da lì si chiamano in due tocchi invece che cercandoli ogni volta.

Sono quattro regolazioni che si fanno una volta sola e valgono per sempre. Vale la pena farsele mostrare da qualcuno il primo giorno, o cercarle con calma per conto proprio, prima di aprire qualunque applicazione.

Cosa aspettarsi nelle prime settimane

Sapere in anticipo come va di solito evita di scambiare una cosa normale per un fallimento.

I primi giorni sono i più faticosi, e non perché le cose siano difficili: è che ogni gesto richiede attenzione piena, come le prime volte al volante. Dopo una decina di giorni una parte dei gesti diventa automatica e l'attenzione si libera per il resto.

Ci saranno cose che non tornano, e va bene così. Un'applicazione aggiornata sposta un pulsante, un telefono di marca diversa chiama la stessa voce in un altro modo. Non è un tuo errore: è che nessuno ha mai messo d'accordo i produttori. La cosa utile da imparare non è dove sta il pulsante, ma che i menù stanno quasi sempre dietro i tre puntini o le tre righine, in alto a destra o in basso.

Ci sarà un giorno in cui tutto sembrerà tornato indietro. Capita a tutti quelli che imparano qualcosa, ed è quasi sempre stanchezza. Il giorno dopo si riprende dal punto in cui si era.

Come farsi aiutare in casa senza litigare

La persona che ti aiuta è quasi sempre un figlio o un nipote, e quasi sempre commette in buona fede lo stesso errore: prende il telefono in mano e risolve. Il problema è risolto, e tu non hai imparato niente.

Tre richieste da fare, che cambiano completamente la resa:

«Non me lo fare, dimmelo». Che le mani sullo schermo siano le tue anche quando è più lento. È l'unica differenza fra assistere e imparare.

«Dimmi dove devo guardare, non cosa devo toccare». «Tocca lì» non insegna niente. «In alto a destra ci sono tre puntini, quelli aprono il menù» insegna una cosa che poi vale in dieci applicazioni diverse.

«Fammelo rifare adesso da solo». Subito, mentre c'è ancora qualcuno accanto. Se non riesce a rifarlo da solo, non l'ha imparato, e scoprirlo dopo due settimane è frustrante per tutti.

Perché imparare da soli, con calma, funziona meglio

C'è una ragione precisa per cui un corso fatto per conto proprio spesso batte le spiegazioni di un familiare, e non è la competenza.

È che non c'è nessuno che aspetta. Nessuno che sbuffa, nessuno che guarda l'orologio, nessuno davanti a cui vergognarsi di chiedere per la terza volta la stessa cosa. Si può rifare lo stesso passaggio sei volte, fermarsi a metà e riprendere dopo cena, sbagliare senza che nessuno lo veda. La vergogna è l'ostacolo più sottovalutato di tutti, e togliendola di mezzo la velocità di apprendimento cambia in modo evidente.

L'altra ragione è la ripetizione. Un familiare spiega una volta, un corso si rivede dieci volte identico, e alla decima il gesto è entrato nelle dita.

Da dove partire davvero, oggi

Se hai letto fin qui e vuoi cominciare adesso, il primo passo non è scaricare niente. È decidere una cosa sola che vuoi saper fare entro domenica: mandare una foto a tua figlia, prenotare un esame, capire se quell'SMS era vero.

Una cosa sola, con una scadenza vicina. Poi la successiva.

Per il primo tratto di strada, il primo smartphone parte da accendere, toccare e aprire, senza dare per scontato niente. Da lì, WhatsApp per principianti porta dove sta la famiglia, e il corso sulle truffe mette al sicuro il resto del cammino. Se preferisci vedere la strada intera prima di partire, i percorsi mettono i corsi in fila nell'ordine giusto.

Domande veloci

A che età è troppo tardi per imparare a usare il telefono?
Non esiste un'età limite. I dati ISTAT del 2025 mostrano che il 35,7% degli over 75 ha usato internet negli ultimi tre mesi, in crescita rispetto all'anno precedente. Quello che cambia con l'età non è la capacità di imparare, ma il tempo che serve a fissare i gesti, e si compensa facendo sessioni brevi e ripetute.
Quanto tempo ci vuole per imparare le basi?
Con venti minuti al giorno, sei settimane bastano a coprire telefonate, messaggi, foto, videochiamate e riconoscimento delle truffe. Sessioni brevi e quotidiane funzionano meglio di poche lunghe, perché i gesti si fissano con la ripetizione e non con la durata.
Posso rompere qualcosa toccando il tasto sbagliato?
No. Nessun tasto di un telefono cancella i contatti o disattiva la scheda telefonica per sbaglio, e quasi tutto si annulla con la freccia indietro in alto a sinistra. Le uniche due cose da fare con attenzione sono inserire i dati della carta di credito e comunicare i codici ricevuti per SMS.
Da cosa conviene cominciare?
Dal telefono in mano: accendere, sbloccare, rispondere, chiamare, ingrandire le scritte. Poi i messaggi, poi il riconoscimento delle truffe, e solo dopo i servizi pubblici come lo SPID, che sono la parte più complicata e vanno affrontati quando il resto è diventato naturale.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

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DoveClicco insegna la tecnologia a chi parte da zero, soprattutto alle persone dai 60 anni in su. Niente gergo, niente fretta: i passaggi con i nomi veri dei pulsanti, e simulazioni in cui si può sbagliare senza conseguenze. Come lavoriamo.

Pubblicato il 2 ottobre 2026.