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Riconoscere le truffe

Il finto tecnico che chiede di entrare nel tuo computer

Una finestra dice che il computer è infetto e dà un numero da chiamare. Dall'altra parte c'è un finto tecnico. Come funziona e come si chiude tutto.

· Circa 7 minuti di lettura

Il finto tecnico dell'assistenza è la truffa che comincia con una finestra rossa sullo schermo: dice che il computer è infetto, fa un rumore d'allarme, e mette bene in vista un numero di telefono da chiamare subito. Chi chiama trova una persona gentile che si presenta come tecnico di una grande azienda di informatica, e da lì in poi la conversazione segue un copione preciso.

Vale la pena conoscerlo, perché è una delle poche truffe in cui la vittima fa tutto da sola: nessuno è entrato, nessuno ha forzato niente, è stata la persona a chiamare e ad aprire la porta.

Come comincia

Non serve aver fatto niente di strano. Basta finire, navigando, su una pagina che ospita una di quelle finestre.

Lo schermo si riempie di un avviso che imita l'aspetto degli avvisi veri del sistema: colori ufficiali, nomi di aziende conosciute, magari un conto alla rovescia. Spesso parte anche una voce registrata che ripete di non spegnere il computer. Il tasto per chiudere sembra non funzionare, e questo è il punto: la pagina è programmata per aprirsi di nuovo, così chi guarda pensa che il danno sia già avvenuto.

Non c'è nessun danno. È una pagina web, come quella di un giornale, costruita per spaventare. La parentela con i riquadri che saltano su mentre si legge è diretta, e l'abbiamo raccontata in cos'è un pop-up.

Il copione della telefonata

Chi chiama il numero trova qualcuno che parla italiano, spesso con un leggero accento, molto calmo e molto disponibile. La telefonata dura a lungo, ed è voluto: più tempo passa, più la persona dall'altra parte diventa familiare.

Il copione ha quattro momenti.

La conferma del problema. Il tecnico chiede di aprire una schermata del sistema dove compaiono elenchi di righe, alcune scritte in rosso o in giallo. Sono messaggi normalissimi, presenti su qualunque computer funzionante, ma a chi non li ha mai visti sembrano la prova del disastro.

La richiesta di collegarsi. Per «sistemare», dice, deve vedere lo schermo. Chiede di installare un programma con un nome che sembra tecnico e di leggere ad alta voce un codice. Quel programma esiste davvero, è legittimo, e lo usano le aziende serie per l'assistenza: è proprio questo che lo rende credibile.

La messa in scena. Una volta collegato, muove il puntatore, apre finestre, digita righe di comando. Serve a far vedere che sta lavorando.

Il conto. Alla fine c'è da pagare l'intervento, oppure un abbonamento di protezione per gli anni a venire.

Cosa succede davvero mentre «ripara»

Il collegamento remoto non è una finestra da cui guardare: è una porta. Chi sta dall'altra parte può fare tutto quello che potresti fare tu seduto lì.

Nei casi documentati capitano tre cose, spesso insieme.

Vengono aperti i programmi dove il computer conserva le password salvate, e copiate. Viene aperta l'applicazione della banca, se le credenziali sono memorizzate, e fatto un bonifico mentre la vittima parla al telefono. Viene installato un programma che permette di rientrare in seguito, anche a distanza di mesi, quando nessuno ci pensa più.

C'è poi una variante più lunga: il finto tecnico dice di aver sbagliato l'importo del rimborso, mostra un finto estratto conto che sembra provarlo, e chiede di restituire la differenza con un bonifico o con buoni regalo. È la parte che fa più danno, perché la vittima a quel punto crede di essere lei in debito.

Perché funziona anche su persone attente

Tre ragioni, e nessuna ha a che fare con l'ingenuità.

La prima è che la vittima ha chiamato. Tutti sappiamo che non bisogna fidarsi di chi telefona; nessuno ci ha insegnato a diffidare di un numero che abbiamo composto noi.

La seconda è che il programma di collegamento è autentico e si scarica da un sito autentico. Non c'è nessun segnale tecnico che suoni sbagliato.

La terza è il tempo. Mezz'ora di conversazione cortese crea un rapporto, e a quel punto rifiutare sembra scortese verso una persona che sta aiutando. È la stessa leva che regge altre truffe telefoniche, e la meccanica è raccontata in chi c'è dall'altra parte di una truffa.

La regola che chiude la questione

C'è una frase sola da ricordare, e vale per sempre: nessuna azienda di informatica telefona, e nessuna mette il proprio numero dentro un avviso di allarme sullo schermo.

Né chi produce il sistema operativo, né chi ha venduto il computer, né la banca, né l'operatore telefonico. Queste aziende non sanno che esisti, non guardano il tuo computer, e se anche scoprissero un problema non avrebbero il tuo numero.

Un numero che compare dentro un messaggio d'allarme è, senza eccezioni, il numero di chi ha scritto il messaggio d'allarme.

Cosa fare quando compare la finestra

Niente di tecnico. Tre passaggi.

Il primo: non chiamare e non cliccare i tasti dentro la finestra, compresa la X, che a volte è disegnata e fa parte dell'immagine. Il secondo: chiudere l'intero programma di navigazione, non la singola scheda. Sul computer si può usare la combinazione che chiude le applicazioni bloccate; sul telefono si scorre via l'applicazione dall'elenco di quelle aperte. Il terzo: riaprire il navigatore scegliendo di non ripristinare le schede precedenti, altrimenti la pagina torna.

Se dopo questo la finestra non compare più, è finita. Non serve nessun controllo, nessun programma di pulizia, nessuna telefonata.

Se hai già fatto entrare qualcuno

Qui l'ordine dei passaggi conta più della velocità, e va fatto tutto lo stesso giorno.

Si stacca la rete del computer, togliendo il cavo o spegnendo il wi-fi: chiude il collegamento in corso. Si disinstalla il programma di controllo remoto che è stato fatto installare. Si chiama la banca dal numero stampato sulla carta, mai da uno trovato in una pagina, e si chiede di bloccare le carte e di verificare i movimenti. Si cambiano le password dei conti importanti da un altro dispositivo, non da quello che è stato cliccato.

Infine si fa denuncia. Serve, anche quando sembra inutile: è il documento che le banche chiedono per avviare le contestazioni, e senza quello molte pratiche non partono nemmeno.

L'elenco completo delle cose da fare dopo, nell'ordine giusto, è in sono caduto in una truffa: cosa fare.

Una frase da tenere pronta

Molte persone sanno benissimo cosa sta succedendo e non riescono a chiudere la telefonata, perché interrompere qualcuno che parla gentilmente costa fatica.

Conviene averne una imparata a memoria, da dire senza spiegazioni e senza scusarsi: «Non faccio niente al telefono. Se serve, passo io in un negozio». Poi si chiude. Non è maleducazione: chi telefona per truffare conta esattamente sul fatto che chiudere sembri maleducato.

Domande veloci

Microsoft o Apple possono telefonarmi per dirmi che ho un virus?
No, mai. Le aziende che producono sistemi operativi non hanno il tuo numero, non controllano il tuo computer e non chiamano nessuno. Un numero di assistenza che compare dentro un messaggio d'allarme appartiene sempre a chi ha creato quel messaggio.
La finestra rossa che dice «computer infetto» significa che ho un virus?
No. È una pagina web costruita per spaventare, come un manifesto pubblicitario aggressivo. Si chiude il programma di navigazione per intero e si riapre senza ripristinare le schede precedenti: se non torna, non c'è nient'altro da fare.
Ho lasciato entrare un tecnico nel computer: cosa faccio adesso?
Nell'ordine: stacca la rete, disinstalla il programma di collegamento remoto, chiama la banca dal numero stampato sulla carta, cambia le password importanti da un altro dispositivo e fai denuncia. La denuncia serve alla banca per avviare le contestazioni.
Perché mi hanno chiesto di comprare buoni regalo?
Perché i buoni regalo non si annullano e non si rintracciano: basta il codice. Nessun servizio di assistenza, nessuna azienda e nessun ente pubblico chiede mai di essere pagato o rimborsato in buoni regalo.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

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Pubblicato il 1 novembre 2026.