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Riconoscere le truffe

Sono caduto in una truffa: cosa fare nelle prime ore

L'ordine esatto delle cose da fare quando ci si accorge di aver dato dati o denaro, cosa si può ancora recuperare e come si sporge denuncia.

· Circa 7 minuti di lettura

Se ti sei appena accorto di essere caduto in una truffa, la cosa che conta davvero è l'ordine in cui fai le prossime mosse, e le prossime ore contano più dei prossimi giorni. Questo articolo è un elenco da seguire dall'alto verso il basso, senza fermarsi a capire come è potuto succedere: quello viene dopo.

Prima però una cosa che va detta subito, perché è quella che blocca più persone: non è colpa tua, e la vergogna in questo momento è la cosa più dannosa. Ogni ora persa a rimproverarsi è un'ora in cui i soldi si allontanano.

Se hai dato i dati della carta

  1. Blocca la carta. Dall'applicazione della banca c'è quasi sempre una voce Blocca carta, che agisce in un istante. In alternativa, chiama il numero stampato sul retro della carta stessa, mai un numero preso dal messaggio o trovato con una ricerca frettolosa.
  2. Chiama la banca e racconta esattamente cosa hai inserito e su quale pagina. Non serve giustificarsi: serve che loro sappiano cosa cercare.
  3. Guarda i movimenti e annota tutto quello che non riconosci, con data, ora e importo.
  4. Chiedi il disconoscimento delle operazioni non autorizzate. È la procedura formale con cui si contesta un addebito, e ha tempi stretti: prima si avvia, meglio va.
  5. Fatti mandare conferma scritta di quello che hai chiesto, anche solo una email. Serve dopo.

Se hai fatto un bonifico

Qui la velocità conta ancora di più, perché un bonifico ordinario impiega di norma un giorno lavorativo prima di essere eseguito.

  1. Chiama la banca immediatamente e chiedi se il bonifico può essere bloccato. Se non è ancora partito, in diversi casi si ferma.
  2. Se è già partito, chiedi il richiamo del bonifico, cioè la procedura con cui la tua banca chiede all'istituto ricevente di restituire la somma. Non ha esito garantito, ma va tentata subito.
  3. Conserva l'IBAN su cui hai versato e ogni messaggio scambiato.
  4. Sporgi denuncia appena possibile, perché la banca la chiederà comunque per l'istruttoria.

Un bonifico istantaneo, invece, non si può revocare: in quel caso restano la denuncia e la richiesta di restituzione tramite la banca.

Se hai dato nome utente e password

Le credenziali rubate valgono più dei soldi, perché aprono altre porte.

  1. Cambia subito la password del servizio coinvolto, da un apparecchio di cui ti fidi.
  2. Cambia la password della email, anche se non c'entrava. La casella di posta è la chiave che permette di reimpostare le password di tutto il resto: se cade quella, cade tutto.
  3. Accendi la verifica in due passaggi dove non ce l'hai. È l'unica cosa che rende quasi inutile una password rubata.
  4. Controlla le sessioni attive. Nelle impostazioni di sicurezza dei servizi principali c'è un elenco degli apparecchi collegati, con la possibilità di disconnetterli tutti. Vale la pena farlo.
  5. Controlla le regole di inoltro della posta. Chi entra in una casella spesso imposta un inoltro automatico verso un proprio indirizzo, così continua a leggere anche dopo il cambio password. Si trova nelle impostazioni della posta, sotto Inoltro o Filtri.

Se hai installato un programma su richiesta di qualcuno

Succede con la truffa del finto tecnico, che chiede di installare un'applicazione per «vedere lo schermo e risolvere il problema».

  1. Interrompi la connessione: spegni il Wi-Fi e i dati mobili, o metti il telefono in modalità aereo.
  2. Disinstalla l'applicazione che ti hanno fatto installare, tenendo premuto sull'icona e scegliendo di rimuoverla.
  3. Cambia le password dei servizi importanti, da un altro apparecchio.
  4. Se resta il dubbio che qualcosa sia rimasto, il rimedio definitivo è il ripristino del telefono alle impostazioni di fabbrica, dopo essersi assicurati di avere una copia delle foto. È drastico, ed è l'unica cosa che dà certezza.

La denuncia: come si fa

La denuncia serve a te, non solo alle indagini: la banca la chiede per l'istruttoria del disconoscimento, e senza quella la pratica spesso non parte.

Si può fare in tre modi:

  • Ai Carabinieri o alla Polizia, in qualunque comando o commissariato, portando la documentazione.
  • Alla Polizia Postale, che è la specialità competente.
  • Online, sul portale del Commissariato di Pubblica Sicurezza Online, commissariatodips.it, dove si può presentare una segnalazione e in alcuni casi avviare la denuncia, che poi va formalizzata di persona.

Cosa portare: gli screenshot della conversazione o del messaggio, l'IBAN o il numero della carta usata, le ricevute delle operazioni, l'indirizzo del sito su cui hai inserito i dati, data e ora di ogni passaggio. Più materiale porti, più la denuncia è utile.

Un consiglio pratico: fai gli screenshot prima di cancellare qualsiasi cosa. Molte persone, per il fastidio, eliminano la conversazione e poi non hanno più niente da mostrare.

La seconda truffa, quella che arriva dopo

È la parte che quasi nessuno si aspetta, ed è il motivo per cui vale la pena leggere fino in fondo.

Chi è stato truffato una volta finisce in elenchi che vengono rivenduti, e nelle settimane successive arriva spesso una seconda proposta: un finto avvocato, un finto investigatore, una finta associazione di consumatori che promette di recuperare i soldi persi in cambio di un anticipo per le spese legali.

È una truffa costruita sulla precedente, e funziona proprio perché chi la riceve è disperato. Nessuno recupera denaro chiedendo un anticipo. Le uniche strade per recuperare sono la banca e la denuncia, e non costano niente.

Quando i soldi si recuperano davvero

Vale la pena essere onesti, perché le aspettative sbagliate fanno più male dell'attesa.

Le operazioni con carta non autorizzate hanno buone probabilità di essere rimborsate, se segnalate subito e se non c'è stata colpa grave. La normativa europea sui pagamenti prevede il rimborso, salvo i casi in cui il cliente abbia comunicato consapevolmente le proprie credenziali.

I bonifici sono più difficili, perché un bonifico autorizzato dal titolare è tecnicamente valido. Il richiamo funziona se la somma non è ancora stata prelevata dal conto ricevente, quindi la rapidità è tutto.

I pagamenti fatti su siti di truffa con carte prepagate o criptovalute sono nella grande maggioranza dei casi irrecuperabili.

In ogni caso, la denuncia serve: quegli IBAN e quei siti vengono usati per centinaia di persone, e le segnalazioni sono quello che permette di bloccarli.

Dopo, e non prima

Quando la parte urgente è finita, allora vale la pena guardare cosa è successo, non per rimproverarsi ma per riconoscere lo schema la prossima volta. Il copione delle truffe sta in truffe online: come riconoscerle, e chi c'è dall'altra parte in chi c'è davvero dall'altra parte di una truffa.

E vale la pena dirlo a qualcuno in famiglia. Non per farsi consolare, ma perché serve a due cose concrete: avere qualcuno che controlla la posta e i movimenti nei giorni successivi, e mettere in guardia le persone vicine, dato che le stesse truffe girano a ondate nella stessa zona.

Nel corso sulle truffe digitali c'è una lezione dedicata proprio a cosa fare subito, e una su come aiutare qualcuno che è stato truffato.

Domande veloci

Qual è la prima cosa da fare se ho dato i dati della carta?
Bloccare la carta, dall'applicazione della banca o chiamando il numero stampato sul retro della carta stessa. Subito dopo, avvisare la banca dicendo cosa hai inserito e chiedere il disconoscimento delle operazioni non autorizzate, che ha tempi stretti.
Si può bloccare un bonifico già fatto?
Se non è ancora stato eseguito, in diversi casi la banca riesce a fermarlo, quindi va chiamata immediatamente. Se è già partito si può chiedere il richiamo del bonifico, che non ha esito garantito e dipende dalla rapidità. Un bonifico istantaneo, invece, non è revocabile.
Serve davvero sporgere denuncia?
Sì, per due ragioni: la banca la richiede per istruire la pratica di disconoscimento, e le segnalazioni permettono di bloccare gli IBAN e i siti usati per molte altre vittime. Si può fare ai Carabinieri, alla Polizia, alla Polizia Postale o partendo dal portale del Commissariato di Pubblica Sicurezza Online.
Mi hanno contattato promettendo di recuperare i soldi persi: è affidabile?
Quasi certamente no. È una truffa costruita sulla precedente, che colpisce chi è già stato truffato e chiede un anticipo per presunte spese legali. Nessuno recupera denaro chiedendo soldi in anticipo: le uniche strade sono la banca e la denuncia, e non hanno costi.

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Pubblicato il 30 settembre 2026.