Le parole
Cosa vuol dire «cloud» e dove finiscono le foto
Il cloud non è una nuvola: sono computer accesi in un capannone. Cosa ci finisce delle tue cose, chi le può vedere e cosa succede se lo spazio finisce.
· Circa 7 minuti di lettura
Cloud in inglese vuol dire nuvola, e il nome è la cosa meno utile di tutta la faccenda, perché fa pensare a qualcosa di aereo e indefinito. In realtà il cloud sono computer molto concreti, accesi ventiquattro ore al giorno dentro capannoni pieni di ventilatori, che custodiscono i file di milioni di persone.
Quando qualcuno dice che le tue foto «sono nel cloud», sta dicendo che ne esiste una copia su uno di quei computer, raggiungibile da qualunque apparecchio con cui entri nel tuo account. È tutto qui.
Perché serve, in una frase
Serve perché un telefono si perde, si rompe e si bagna, mentre un capannone di computer con copie multiple no.
Chi ha perso il telefono senza avere una copia delle foto sa esattamente quanto vale questa differenza. Il cloud è il modo per cui la vita fotografica di vent'anni non dipende da un oggetto che sta in tasca vicino alle chiavi.
C'è un secondo motivo, meno drammatico ma più quotidiano: quello che sta nel cloud si vede da tutti gli apparecchi. La foto scattata col telefono compare sul computer senza fare niente, e il documento salvato sul computer si apre dal telefono.
Come si chiama, a seconda di chi lo offre
La parola cloud è generica. Nella pratica ognuno ha il suo, e conviene sapere quale ti riguarda.
Google Drive e Google Foto sono il cloud di Google, ed è quello che quasi tutti i telefoni Android usano di partenza. Lo spazio è condiviso fra Drive, Foto e Gmail.
iCloud è quello di Apple, usato dagli iPhone. Anche qui lo spazio è condiviso fra foto, documenti, copie di sicurezza e posta.
OneDrive è quello di Microsoft, che si trova sui computer Windows.
Dropbox è indipendente e serve soprattutto per i documenti.
Non serve sceglierne uno: quasi sempre si usa quello che il telefono ha già, e va benissimo.
Cosa ci finisce dentro, di preciso
È la domanda che vale la pena porsi, perché molte cose si caricano da sole e non tutti lo sanno.
Se sul telefono è acceso il salvataggio automatico, ci finiscono tutte le foto e i video che scatti, appena c'è una connessione. Su Android è Google Foto, su iPhone è Foto di iCloud.
Ci finiscono spesso anche i contatti della rubrica, il calendario, le note e le password salvate nel browser, se le rispettive sincronizzazioni sono accese.
E ci finisce la copia di sicurezza del telefono, cioè l'insieme di impostazioni e dati che permette, cambiando telefono, di ritrovare tutto com'era.
Si controlla in un minuto. Su Android: Impostazioni, poi Google, poi Backup. Su iPhone: Impostazioni, si clicca il proprio nome in cima, poi iCloud, dove c'è l'elenco di cosa viene salvato con un interruttore per ciascuna voce.
Chi può vedere le tue cose
Vale la pena essere precisi, perché è la preoccupazione più diffusa e merita una risposta onesta.
Chi conosce la tua password, e questo è il rischio vero. Il cloud è protetto dalle credenziali del tuo account: chi le ottiene vede tutto. È il motivo per cui su quell'account conviene accendere la verifica in due passaggi, che aggiunge un codice sul telefono e rende quasi inutile una password rubata.
L'azienda che lo gestisce, in linea di principio e nei limiti delle sue condizioni d'uso. I sistemi automatici analizzano i contenuti per varie ragioni, dalla ricerca per parole al riconoscimento dei volti. Non è una persona che sfoglia le tue foto, ma non è nemmeno una cassaforte impenetrabile.
Chi ha ricevuto un collegamento di condivisione. Quando si condivide un album o una cartella, spesso si crea un indirizzo che funziona per chiunque lo abbia. Conviene sapere cosa si è condiviso e togliere le condivisioni vecchie, che restano attive per sempre se nessuno le chiude.
Nessun altro. Non i familiari che usano lo stesso telefono senza le tue credenziali, non chi ti sta accanto, non le applicazioni a cui non hai dato accesso.
Lo spazio, e cosa succede quando finisce
Ogni servizio dà una quantità di spazio senza costi, in genere modesta, e poi propone di ampliarla a pagamento. Questa parte genera parecchia ansia e vale la pena chiarirla.
Quando lo spazio finisce, non viene cancellato niente. Quello che c'è resta. Semplicemente il salvataggio automatico si ferma, e da quel giorno le foto nuove restano solo sul telefono. Il pericolo non è perdere il passato, è che il presente smetta di essere protetto senza che tu te ne accorga.
Per questo conviene guardare ogni tanto l'avviso di spazio quasi pieno invece di scartarlo. Le strade sono tre: fare pulizia, spostare le cose vecchie su un disco esterno o sul computer, oppure ampliare lo spazio.
Se invece si smettesse di pagare un ampliamento già attivo, i servizi lasciano di norma un periodo di tolleranza di alcuni mesi, durante il quale i file restano visibili e scaricabili ma non se ne possono aggiungere di nuovi. Vale la pena scaricare tutto prima che quel periodo finisca.
Le due domande pratiche che tutti si fanno
«Se cancello una foto dal telefono, sparisce anche dal cloud?»
Dipende dall'applicazione che stai usando. Se cancelli dall'applicazione collegata al cloud, per esempio Google Foto o Foto su iPhone, sì: la cancellazione si propaga ovunque, ed è il comportamento che sorprende di più. La foto finisce prima in un cestino, dove resta circa trenta giorni e da cui si può recuperare.
Se invece usi la funzione Libera spazio di Google Foto, la foto viene tolta dal telefono ma resta nel cloud. È esattamente il modo giusto per liberare memoria senza perdere niente.
«Le foto nel cloud si vedono senza internet?»
No, non tutte. Si vedono le anteprime e quelle recenti tenute in copia sul telefono; per le altre serve una connessione. Se una foto serve in un posto senza campo, conviene scaricarla prima.
In pratica
Il cloud è una copia delle tue cose su computer che non stanno in casa tua. Serve a non perdere tutto quando il telefono si rompe, e a ritrovare le stesse cose su apparecchi diversi.
Tre cose da fare una volta sola: controllare che il salvataggio automatico delle foto sia acceso, accendere la verifica in due passaggi sull'account, e sapere quanto spazio rimane. Da lì in poi funziona da solo.
Come si organizzano e si mettono al sicuro le foto è il tema del corso le mie foto; il funzionamento dello spazio in rete per documenti e cartelle sta in Google Drive. E se la memoria del telefono è già piena, la strada per liberarla è in il telefono dice «spazio esaurito».
Domande veloci
- Cos'è il cloud, in parole semplici?
- Sono computer accesi in continuazione dentro grandi centri dati, che conservano una copia dei tuoi file. Quando si dice che una foto è nel cloud, significa che ne esiste una copia su quei computer, raggiungibile da qualunque apparecchio con cui entri nel tuo account.
- Se cancello una foto dal telefono, la perdo anche dal cloud?
- Se la cancelli dall'applicazione collegata al cloud, come Google Foto o Foto su iPhone, sì: la cancellazione si propaga e la foto finisce in un cestino per circa trenta giorni. Se invece usi la funzione Libera spazio, la foto viene tolta solo dal telefono e resta nel cloud.
- Cosa succede quando lo spazio nel cloud finisce?
- Non viene cancellato niente di quello che c'è già, ma il salvataggio automatico si ferma e le foto nuove restano solo sul telefono. Le strade sono fare pulizia, spostare i file vecchi su un computer o su un disco esterno, oppure ampliare lo spazio.
- Chi può vedere le foto che ho nel cloud?
- Chi conosce le credenziali del tuo account, chi ha ricevuto un collegamento di condivisione che hai creato, e in linea di principio l'azienda che gestisce il servizio nei limiti delle sue condizioni d'uso. Per questo conviene accendere la verifica in due passaggi, che rende quasi inutile una password rubata.
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