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Dietro le quinte

Come scriviamo una lezione, dall'inizio alla fine

Cinque minuti di lezione richiedono ore di lavoro e molte righe buttate. Ecco il metodo che seguiamo e le tre regole che non si negoziano mai.

· Circa 5 minuti di lettura

Una lezione di cinque minuti richiede ore di lavoro, e la parte più lunga non è scriverla: è togliere. Il primo abbozzo di una lezione è quasi sempre il doppio di quello che resta, e quello che si butta è esattamente ciò che rendeva la lezione inutilizzabile.

Questo articolo racconta il metodo, perché pensiamo sia più utile di qualunque dichiarazione di intenti.

Si parte da una domanda vera, non da un argomento

La prima cosa che scriviamo non è il titolo: è la domanda a cui la lezione risponde, scritta con le parole di chi la farebbe.

«Come si manda una foto su WhatsApp» è una domanda vera. «Gestione dei contenuti multimediali» è un argomento, e non lo cerca nessuno.

Sembra un dettaglio di forma e cambia tutto il resto. Una lezione che nasce da una domanda ha una fine naturale: quando la domanda ha una risposta, la lezione è finita. Una lezione che nasce da un argomento non finisce mai, e cresce fino a diventare inutilizzabile.

Poi si scrive il passaggio più piccolo possibile

Ogni passaggio deve essere una cosa sola che si fa con un dito.

«Apri WhatsApp e scegli la conversazione» sono due cose, e vanno separate. Sembra pedante, e non lo è: chi impara da adulto esegue un passaggio per volta, e un passaggio doppio è il punto esatto in cui ci si perde.

C'è una regola che usiamo per controllarlo: se un passaggio contiene la parola «e», quasi sempre sono due passaggi.

Le tre regole che non si negoziano

Si dice dove si clicca, non cosa si fa. «Vai nelle impostazioni» non vuol dire niente per chi non sa dove sono. «Clicca la rotellina grigia che sembra un ingranaggio» sì.

Non si scrive mai che una cosa è facile. È la frase che sembra incoraggiante e fa il contrario: se una cosa è facile e tu non la sai fare, il problema sei tu. Nelle nostre lezioni quella parola non compare.

Chi impara deve poter sbagliare. Ogni volta che è possibile, la lezione contiene una schermata finta dove si prova per davvero. Si clicca il punto sbagliato, non succede niente, e si capisce cos'era andato storto.

Il simulatore, e perché costa tanto farlo

La parte più lunga di un corso non è il testo: sono le schermate finte.

Sono ricostruzioni di WhatsApp, del sito di una banca, di un messaggio truffa, dentro cui si può cliccare davvero. Ogni clic possibile va previsto: quello giusto, quelli sbagliati, e cosa dire in ognuno dei casi.

Un simulatore di cinque passaggi richiede di scrivere quindici o venti risposte diverse, la maggior parte delle quali nessuno leggerà mai, perché servono a chi sbaglia in quel modo preciso.

È la parte del lavoro che non si vede e che vale di più. Una spiegazione si dimentica; una cosa provata con le proprie mani resta.

Cosa buttiamo via, sempre

Un elenco che potrebbe sembrare severo e che è solo esperienza.

Le premesse. «Prima di cominciare, è bene sapere che...» non lo legge nessuno. Si comincia dalla cosa.

I riferimenti storici. Interessanti in un articolo, fuori posto in una lezione che serve a fare una cosa.

Le alternative. «Si può fare anche in quest'altro modo» raddoppia la fatica e dimezza la sicurezza. Nelle lezioni indichiamo una strada sola, la più semplice. Le alternative stanno negli articoli.

Gli avvertimenti generici. «Fai attenzione» non protegge nessuno. Un avvertimento utile dice esattamente cosa può andare storto e cosa fare se succede.

Il controllo prima di pubblicare

Ogni lezione passa da controlli automatici che si rifiutano di farla uscire se qualcosa non torna.

Controllano gli accenti, perché una vocale accentata scritta con l'apostrofo non deve comparire da nessuna parte. Controllano che i complimenti non abbiano genere: usiamo «ottimo» e «ben fatto», mai l'aggettivo che cambia al maschile e al femminile. Controllano che non compaia il numero dei corsi, che cambia ogni settimana e invecchia la pagina.

E da poco controllano una cosa in più, che ci è stata chiesta e che abbiamo accolto: nessuna frase che inviti qualcuno a cascare in una truffa, nemmeno per scherzo e nemmeno al riparo di una simulazione. E nessun elenco di truffe presentato come se fosse una cosa che offriamo noi. Si scrive sempre dal lato di chi si difende: riconoscere, evitare, smascherare.

Chi rilegge

Le lezioni le rilegge una persona che non sa di cosa parlano.

È il controllo più utile di tutti: chi ha scritto la lezione conosce i passaggi e li dà per scontati senza accorgersene. Chi non li conosce si blocca esattamente dove si bloccherà chi impara.

Ogni punto in cui il lettore si ferma e chiede «e adesso?» è un passaggio che manca, e va aggiunto.

Se vuoi vedere il risultato di questo metodo, il modo migliore è provarlo: le lezioni dove si può sbagliare racconta la parte che ci interessa di più, e perché esiste DoveClicco il motivo per cui abbiamo cominciato.

Domande veloci

Quanto tempo serve per scrivere una lezione?
Molto più dei cinque minuti che dura. La scrittura è la parte breve: la parte lunga è togliere quello che non serve e costruire le schermate finte dove si può provare.
Perché le lezioni sono così corte?
Perché chi impara da adulto regge bene una cosa per volta e male tre. Cinque minuti su una sola cosa, ripetibili quante volte si vuole, funzionano meglio di mezz'ora che copre tutto.
Perché non spiegate anche le alternative?
Perché raddoppiano la fatica e dimezzano la sicurezza di chi impara. Nelle lezioni indichiamo una strada sola, la più semplice; le alternative le raccontiamo negli articoli, dove chi vuole approfondire va a cercarle.
Chi controlla che una lezione sia scritta bene?
Prima dei controlli automatici, che bloccano accenti sbagliati e parole vietate. Poi una persona che non conosce l'argomento: si ferma esattamente dove si fermerà chi impara, e ogni suo «e adesso?» è un passaggio che mancava.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

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Pubblicato il 29 ottobre 2026.