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Dietro le quinte

Come decidiamo quale corso scrivere dopo

Non scegliamo per intuizione. Guardiamo le domande che arrivano, le ricerche che finiscono male e i punti dove le persone si fermano. Ecco il metodo.

· Circa 6 minuti di lettura

Come decidiamo quale corso scrivere dopo: non per intuizione, e nemmeno per moda. La domanda che ci facciamo è sempre la stessa, ed è più noiosa di quanto sembri: quante persone stanno sbattendo la testa contro questa cosa, e quante di loro smettono di provarci?

Vale la pena raccontarlo, perché è il punto in cui un progetto come questo può prendere la direzione sbagliata senza accorgersene.

Le quattro cose che guardiamo

La prima sono le domande che arrivano. Chi ci scrive non chiede un corso: racconta un problema. «Mio padre non riesce a mandare le foto», «ho paura di sbagliare il bonifico», «non capisco cosa mi chiede questa schermata». Le raccogliamo tutte, anche quelle a cui rispondiamo in due righe, perché una frase ripetuta da venti persone diverse vale più di qualunque analisi.

La seconda sono le ricerche che finiscono male. Sul sito c'è una casella di ricerca, e le parole che qualcuno ha cercato senza trovare niente sono l'elenco più onesto dei nostri buchi. È un elenco che non fa piacere leggere, ed è quello che usiamo di più.

La terza sono i punti dove le persone si fermano. Dentro una lezione si vede a che passaggio si smette. Se in un corso su tre persone su quattro si arrestano allo stesso passo, il problema non è la loro pazienza: è come è scritto quel passo.

La quarta è la stagione. Ci sono cose che servono in un certo mese e non in un altro: le prenotazioni sanitarie a gennaio, gli acquisti a novembre, le videochiamate a dicembre. Un corso pubblicato nel mese in cui serve viene fatto; lo stesso corso a marzo viene rimandato.

Cosa non conta, anche se sembrerebbe

Non conta quanto un argomento sia di moda. Ogni tanto arriva la novità tecnologica di cui parlano tutti, e la tentazione di fare un corso mentre se ne parla è forte. Abbiamo deciso di resistere, per una ragione pratica: chi ci legge non ha bisogno dell'ultima cosa, ha bisogno di quella che usa tutti i giorni e che non gli hanno mai spiegato.

Non conta nemmeno quanto un corso sia facile da scrivere. Un argomento comodo, con poche schermate e poche eccezioni, si scrive in una settimana. Il corso sulle truffe ci ha richiesto mesi di lavoro perché ogni scena andava ricostruita. Se scegliessimo per comodità, avremmo un catalogo pieno di cose che nessuno stava cercando.

Il criterio che ha la precedenza su tutti

Quando due argomenti pesano più o meno uguale, vince quello che evita un danno invece di quello che dà una comodità.

Imparare a mettere le foto al sicuro evita di perdere vent'anni di fotografie. Imparare a riconoscere un messaggio falso evita di perdere dei soldi. Imparare a usare bene un'applicazione di musica è bello, ma se non lo impari non succede niente.

È il motivo per cui il corso sulle truffe è arrivato prima di tanti altri più richiesti, ed è anche il motivo per cui sul blog la rubrica delle truffe è la più folta: l'abbiamo raccontato in perché esiste DoveClicco.

Cosa succede quando sbagliamo

Succede, e la cosa utile è come ce ne accorgiamo.

Il segnale è sempre lo stesso: un corso che le persone cominciano e non finiscono. Non vuol dire che l'argomento fosse sbagliato; quasi sempre vuol dire che l'abbiamo scritto pensando a qualcuno che sapeva già delle cose. A quel punto la riscrittura parte dal passaggio dove si fermano, non dall'inizio.

Ci è capitato anche l'opposto: corsi che nessuno chiedeva e che, una volta usciti, sono stati fra i più seguiti. Sono i casi in cui la parola per cercare quella cosa non esisteva ancora nella testa di chi ne aveva bisogno. Quando succede, la lezione è che le ricerche non dicono tutto e che le domande a voce valgono di più.

Il modo in cui una lezione viene poi effettivamente costruita, passo per passo, è raccontato in come scriviamo una lezione.

Perché uno alla volta

Ci viene chiesto spesso perché non pubblichiamo più corsi insieme, visto che alcuni sono pronti.

La ragione è che un catalogo che cresce tutto in una volta non aiuta nessuno a scegliere. Chi arriva e trova venti cose nuove nello stesso giorno non ne comincia nessuna. Chi trova una cosa nuova questa settimana, e sa che la prossima ne arriva un'altra, ha un ritmo che può seguire.

È lo stesso motivo per cui una lezione è corta e i passaggi sono pochi per volta. Il nemico, qui, non è la difficoltà: è la quantità.

Chi decide, alla fine

La domanda arriva sempre, ed è legittima: dietro queste scelte c'è una persona sola o un ufficio?

C'è una persona sola, che legge tutte le richieste e sceglie. Non è un vanto: è un limite, e lo diciamo perché cambia il modo in cui vanno lette le cose che pubblichiamo. Vuol dire che le scelte sono coerenti fra loro, perché vengono dalla stessa testa, e vuol dire anche che un argomento fuori dalla nostra esperienza arriva più tardi di quanto dovrebbe.

Il contrappeso è che chiunque può scriverci e che quello che scrive finisce davvero nell'elenco da cui peschiamo. Non c'è un modulo, non c'è una procedura, non c'è un ufficio che smista: c'è un indirizzo di posta e una persona che lo legge. Chi è quella persona e perché non compare in video lo abbiamo spiegato in perché non si vede la nostra faccia.

Domande veloci

Si possono suggerire argomenti per i corsi?
Sì, ed è il canale che pesa di più nelle nostre scelte. Non serve proporre un titolo: basta raccontare il problema concreto che si è incontrato, perché la stessa difficoltà descritta da più persone diventa quasi sempre un corso.
Perché uscite con un corso alla volta invece di pubblicarli tutti?
Perché un catalogo che cresce tutto insieme paralizza chi deve scegliere. Una novità per volta dà un ritmo seguibile, e permette anche a noi di correggere un corso guardando come viene usato prima di scriverne un altro.
Come fate a sapere che una lezione non funziona?
Guardiamo a quale passaggio le persone si fermano. Se molte si arrestano nello stesso punto, il problema è come è scritto quel punto, non la loro attenzione: si riscrive da lì, non dall'inizio.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.