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Riconoscere le truffe

L'abbonamento che non hai mai chiesto sulla bolletta

Addebiti piccoli e ripetuti che compaiono sul credito del telefono o sulla carta. Da dove arrivano davvero, come si bloccano e come si chiede il rimborso.

· Circa 7 minuti di lettura

L'abbonamento che non hai mai chiesto è quello che scopri leggendo la bolletta del telefono o l'estratto conto: una voce con un nome che non dice niente, un importo piccolo, e la parola «servizio» da qualche parte. Non è un errore dell'operatore e quasi mai è un furto vero e proprio: è un meccanismo legale usato in modo scorretto, e si può fermare in dieci minuti.

Vale la pena spiegarlo per bene, perché è la cosa che colpisce più persone di qualunque truffa raccontata finora, e quasi nessuno la denuncia.

Da dove arrivano

La maggior parte di questi addebiti nasce da un sistema pensato negli anni per una cosa sensata: permettere di pagare piccoli servizi direttamente sul credito del telefono, senza carta di credito.

Il problema è come viene ottenuto il consenso. Nei casi tipici la persona sta leggendo un giornale sul telefono o guardando un video, compare un riquadro che copre lo schermo, e un clic nel punto sbagliato, spesso su una finta X, vale come adesione.

In altri casi il riquadro promette un risultato: scopri chi ha visitato il tuo profilo, controlla se il telefono è lento, ricevi l'oroscopo della settimana. Si preme «continua», e l'adesione è fatta.

La parentela con i riquadri molesti è diretta, e come si riconoscono lo abbiamo raccontato in cos'è un pop-up.

Perché non ti sei accorto di niente

Tre ragioni, tutte studiate.

L'importo è piccolo, di pochi spiccioli a settimana. Sotto la soglia in cui una persona si mette a indagare.

Il nome sulla fattura è neutro: «servizi digitali», «contenuti multimediali», «servizio informativo». Nessun riferimento a quello che è successo davvero.

Il messaggio di conferma, che per legge deve arrivare, è scritto in modo da sembrare una comunicazione tecnica dell'operatore. Chi lo riceve lo cancella insieme alle altre comunicazioni di servizio.

Il risultato è che l'addebito può andare avanti per mesi. Chi ha un piano con ricarica se ne accorge perché il credito cala senza motivo; chi ha una fattura mensile spesso non se ne accorge affatto.

Il gesto che risolve tutto: il blocco preventivo

Questa è la parte importante, e va fatta anche da chi non ha mai avuto problemi.

Tutti gli operatori telefonici italiani sono obbligati a offrire, senza alcun costo, il blocco dei servizi a sovrapprezzo. Attivandolo, quei servizi non possono più essere addebitati: il riquadro può anche comparire, il clic sbagliato può anche partire, ma non succede niente.

Si chiede in tre modi: dall'area personale del sito o dell'applicazione dell'operatore, cercando «blocco servizi» o «servizi premium»; chiamando il servizio clienti e chiedendo «il blocco dei servizi a sovrapprezzo»; oppure con un messaggio, per gli operatori che lo prevedono.

Se l'operatore fa resistenza o propone un costo, è il caso di insistere citando l'obbligo: è previsto dall'autorità che vigila sulle comunicazioni, e il blocco deve essere gratuito.

Vale la pena farlo su tutti i telefoni di famiglia, non solo sul proprio. È il regalo tecnico più utile e meno appariscente che si possa fare a un genitore.

Come si toglie uno già attivo

Il blocco preventivo non cancella quelli già in corso: quelli vanno disattivati uno per uno.

Il percorso più rapido è l'area personale dell'operatore, dove esiste una sezione con i servizi attivi. Da lì si vede il nome del fornitore, la data di attivazione e il tasto per disdire.

Se non si trova, si chiama il servizio clienti e si chiede l'elenco dei servizi a sovrapprezzo attivi con la data di attivazione. È un'informazione che devono dare.

C'è anche la strada diretta: quasi tutti questi servizi hanno un sito con una pagina di disattivazione, e il numero da cui arrivano i messaggi risponde a una parola come «STOP». Funziona, ma conviene usarla in aggiunta e non al posto delle altre due, perché lascia meno traccia.

Chiedere indietro i soldi

Si può, e molte persone non ci provano perché la cifra sembra troppo piccola per valerne la pena.

Il reclamo si fa all'operatore telefonico, non al fornitore del servizio, e si scrive che gli addebiti per servizi a sovrapprezzo non sono mai stati richiesti, chiedendo lo storno e la prova documentale del consenso. Quella prova, nei casi in cui il consenso è stato «raccolto» con un riquadro ingannevole, spesso non esiste in una forma presentabile.

Si manda dalla posta certificata se si ha, oppure con il modulo di reclamo presente sul sito dell'operatore, conservando il numero di pratica. Se dopo quarantacinque giorni non arriva risposta o la risposta non soddisfa, esiste una procedura di conciliazione davanti all'autorità di settore, gratuita e che si fa online.

Non serve un avvocato e non serve pagare nessuno: chi offre di recuperare quei soldi in cambio di un compenso sta facendo un lavoro che puoi fare da solo con un modulo.

Le varianti che girano adesso

Tre, tutte con la stessa struttura.

Il finto sondaggio con premio. Tre domande facili, poi la richiesta del numero di telefono «per consegnare il premio». Quel numero serve solo ad attivare il servizio. La struttura è identica a quella descritta in ho vinto un premio: la truffa spiegata.

Il finto aggiornamento. Un avviso dice che l'applicazione va aggiornata e porta su una pagina fuori dal negozio ufficiale.

Il gioco per bambini. Un'applicazione apparentemente innocua che propone acquisti dentro il gioco, con il tasto di conferma nello stesso punto del tasto per continuare a giocare. Qui il rimedio è diverso e si chiama richiesta della password per ogni acquisto, che si attiva nelle impostazioni del negozio delle applicazioni.

Gli stessi addebiti sulla carta, non sul telefono

Il fratello di questo problema vive sull'estratto conto della carta invece che sulla bolletta, e si riconosce allo stesso modo: importi modesti, identici, che tornano ogni mese con un nome che non dice niente.

Qui l'origine è quasi sempre una prova gratuita attivata mesi prima e mai interrotta, oppure un acquisto fatto su un sito che ha registrato la carta per gli acquisti successivi.

La cosa utile da sapere è che la banca può fare due cose diverse, e conviene chiedere quella giusta. Può contestare l'addebito, cioè provare a riprendersi i soldi già prelevati, e si fa entro tempi precisi. Oppure può revocare l'autorizzazione, cioè bloccare i prelievi futuri da quel beneficiario, che è la cosa da chiedere quando non si riesce a trovare dove disdire.

Le due richieste vanno fatte insieme, perché una sola non basta: contestare senza revocare vuol dire riavere i soldi di questo mese e rivedere l'addebito il mese prossimo.

La regola generale

C'è un principio che copre tutti questi casi e che vale anche per quelli che non sono ancora stati inventati: nessun servizio serio si attiva con un clic su una pagina che stavi solo guardando.

Un abbonamento vero chiede di scegliere, di confermare e quasi sempre di inserire una password. Se una cosa è partita senza che tu abbia fatto niente di tutto questo, non l'hai scelta, e hai pieno diritto di riavere indietro quello che è stato prelevato.

Se hai già lasciato dati più delicati del numero di telefono, l'ordine delle cose da fare è in sono caduto in una truffa: cosa fare.

Domande veloci

Come blocco gli abbonamenti a sovrapprezzo sul telefono?
Chiedendo all'operatore il blocco dei servizi a sovrapprezzo, che per obbligo deve essere gratuito. Si attiva dall'area personale dell'applicazione dell'operatore, oppure chiamando il servizio clienti. Conviene farlo anche sui telefoni dei familiari prima che serva.
Posso farmi restituire gli addebiti che non ho chiesto?
Sì. Il reclamo va fatto all'operatore telefonico chiedendo lo storno e la prova del consenso. Se entro quarantacinque giorni non arriva una risposta soddisfacente, esiste una conciliazione gratuita davanti all'autorità di settore che si svolge online.
Perché non mi sono accorto dell'addebito?
Perché l'importo è molto piccolo, il nome sulla fattura è generico come «servizi digitali» e il messaggio di conferma sembra una comunicazione tecnica dell'operatore. Sono tre scelte fatte apposta perché il prelievo passi inosservato.
Il blocco gratuito ferma anche gli abbonamenti già attivi?
No. Il blocco impedisce che ne partano di nuovi, ma quelli in corso vanno disattivati uno per uno dall'area personale dell'operatore o chiamando il servizio clienti e chiedendo l'elenco dei servizi attivi.

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Pubblicato il 4 novembre 2026.