Riconoscere le truffe
«Hai vinto un premio»: perché non è mai vero
Il messaggio che annuncia una vincita è una truffa, e c'è una regola che la smonta sempre: nessun premio vero chiede soldi per essere consegnato.
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Il messaggio che annuncia una vincita è sempre una truffa quando chiede qualcosa in cambio, e la regola che lo smonta è una sola: un premio vero non costa niente a chi lo vince. Nessuna spesa di spedizione, nessuna tassa da anticipare, nessun numero di carta «solo per verifica».
È una delle truffe più vecchie che esistano, molto più vecchia di internet, e continua a funzionare perché non fa leva sull'ingenuità: fa leva sulla speranza, che è un'altra cosa.
Come arriva
Le forme sono tre, e cambiano poco negli anni.
Il messaggio secco. Un SMS o un messaggio su WhatsApp dice che hai vinto un buono spesa di un supermercato conosciuto, uno smartphone, o un premio di un'operazione a premi di cui non ricordi di aver mai sentito parlare. C'è un collegamento e una scadenza vicina.
Il riquadro che salta fuori. Stai leggendo una pagina qualsiasi e compare un riquadro colorato: sei il visitatore fortunato, hai tre minuti per ritirare. A volte c'è anche un conto alla rovescia che scorre.
La telefonata. Una voce registrata o una persona vera comunica una vincita e chiede di confermare alcuni dati per la consegna.
Il seguito è sempre lo stesso: una pagina che chiede nome, indirizzo, numero di telefono e, all'ultimo passaggio, il numero della carta.
Cosa dice la legge italiana
Vale la pena saperlo, perché è un argomento che chiude ogni discussione anche con chi insiste.
I concorsi a premio in Italia sono regolati da una norma precisa, il decreto del Presidente della Repubblica 430 del 2001. Chi organizza un concorso deve depositare un regolamento, indicare montepremi e scadenze, e soprattutto non può far pagare niente al vincitore. Nemmeno le spese di spedizione, nemmeno una «tassa di sblocco».
Quindi, quando un messaggio annuncia un premio e poi chiede diciannove euro e novanta di spedizione, non siamo davanti a un dubbio: siamo davanti a una cosa che in Italia non è consentita, e questo da solo basta.
I segni che la smascherano
Non c'è il tuo nome. «Gentile utente», «Complimenti, sei stato selezionato». Un concorso vero sa chi sei, perché ti sei iscritto tu.
Non ricordi di aver partecipato. È la domanda più semplice e la più efficace: quando mi sarei iscritto? Se la risposta è «non mi sono iscritto», la storia finisce lì.
Il marchio è quello di qualcun altro. Usano nomi di catene di supermercati e di grandi marchi, perché rassicurano. Quelle aziende, quando fanno concorsi veri, li pubblicano sul proprio sito ufficiale. Basta cercarli lì.
L'indirizzo del sito non torna. Come in tutte le truffe scritte, il nome vero del sito è l'ultima parte prima della prima barra, e quasi mai è quello del marchio citato.
C'è un conto alla rovescia. Serve a impedire la cosa che la smonterebbe: chiedere a qualcuno.
Perché funziona anche su persone prudenti
La risposta onesta è che non fa leva sulla stupidità di nessuno.
Chi manda questi messaggi lo manda a milioni di persone. Non gli serve convincerti: gli basta arrivare nel momento giusto, quando hai davvero partecipato a un concorso, o quando aspetti una consegna, o quando la giornata è storta e l'idea di una piccola fortuna fa piacere.
C'è anche un meccanismo più sottile. I primi passaggi non chiedono soldi: chiedono cose innocue, il nome, la città, una preferenza fra tre premi. Ogni passaggio fatto rende più difficile abbandonare quello dopo, perché ci si è già investito qualcosa. Quando arriva la richiesta della carta, si è già a metà strada.
Su come funzionano queste macchine abbiamo scritto una guida che parte dal principio: chi c'è dall'altra parte di una truffa.
La variante del buono sconto
C'è una versione che merita un paragrafo suo, perché è quella che gira di più sui social e perché sembra più innocua.
Un messaggio o un annuncio annuncia buoni spesa da spendere in una catena di supermercati. Per ottenerli bisogna rispondere a tre domande facili, poi condividere il messaggio con dieci contatti o in tre gruppi, e infine lasciare i propri dati su una pagina.
La condivisione è la parte che rende questa truffa diversa dalle altre. Chi la fa gira il messaggio a persone che si fidano di lui, e quel passaggio di mano vale più di qualunque pubblicità: un collegamento arrivato da tua sorella lo apri senza pensarci.
Il finale non cambia: la pagina chiede un abbonamento a un servizio, con un numero di carta, oppure raccoglie dati personali da rivendere. I buoni non arrivano mai, e nessuna catena italiana ha mai regalato buoni in cambio di condivisioni.
Se ti arriva da una persona che conosci, vale la pena dirglielo con garbo: quasi sempre non sa di averlo mandato a mezza rubrica.
Cosa fare
Non toccare il collegamento, e non rispondere al messaggio. Rispondere, anche per mandare al diavolo qualcuno, conferma soltanto che il numero è attivo, e i numeri attivi valgono di più negli elenchi che girano.
Se il messaggio cita un marchio che conosci e resta un dubbio, c'è una strada sicura: apri il sito ufficiale di quel marchio scrivendo tu l'indirizzo, e cerca la sezione dei concorsi. Se un'operazione a premi esiste, è pubblicata lì, con il regolamento.
Se il riquadro è comparso mentre navigavi, chiudi la pagina. Non toccare «Annulla» dentro il riquadro, perché in certe pagine finte anche quel pulsante porta dove vogliono loro: si chiude proprio la scheda del browser.
E se è successo, si blocca la carta chiamando la banca e si fa denuncia. La cifra piccola non è un buon motivo per lasciar perdere.
Come dirlo in famiglia senza offendere nessuno
C'è un modo che funziona meglio di «guarda che è una truffa», e non è un dettaglio di gentilezza: è quello che fa restare la lezione.
Invece di dire che il messaggio è falso, si può chiedere insieme: «proviamo a vedere dove porta questo collegamento?». Si guarda l'indirizzo, si nota che il nome vero non è quello del supermercato, e la scoperta la fa la persona, non tu. Da lì in poi quel controllo lo saprà fare da sola.
Funziona anche perché toglie la vergogna. Chi si sente dire «ci stavi cascando» smette di raccontare le cose, e la volta dopo decide da solo, di fretta, senza chiedere a nessuno. Ed è esattamente lo scenario in cui queste truffe riescono.
Se vuoi fare esercizio senza rischi, nel corso antitruffe questi messaggi arrivano finti, uno per volta, e si può sbagliare quanto si vuole.
Domande veloci
- Ho toccato il collegamento ma non ho scritto niente: rischio qualcosa?
- Nella grande maggioranza dei casi no: aprire una pagina non consegna dati da sola. Il rischio vero comincia quando si scrivono password o numeri di carta. Per sicurezza, evita di installare qualunque cosa quella pagina proponga e chiudila.
- Esistono concorsi veri che si vincono senza aver partecipato?
- No. Per essere estratti bisogna essere dentro l'estrazione, quindi essersi iscritti, aver comprato un prodotto o aver fatto qualcosa di concreto. Una vincita che arriva dal nulla non è una fortuna: è un amo.
- Perché chiedono solo pochi euro di spedizione?
- Perché una cifra piccola non attiva la diffidenza e si paga per togliersi il pensiero. L'obiettivo però non è quella cifra: sono i dati della carta, che restano utilizzabili per operazioni molto più grosse nei giorni successivi.
- A chi si segnala un messaggio così?
- Alla Polizia Postale, dal portale delle segnalazioni, e al proprio operatore telefonico, che ha un numero apposta per l'inoltro degli SMS sospetti. Segnalare fa chiudere prima le pagine finte, che altrimenti restano attive per giorni.
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