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Curiosità

Perché la tastiera ha le lettere in quell'ordine

QWERTY non è un ordine casuale e non nasce per rallentare chi scrive. Ecco da dove viene davvero, e perché è sopravvissuta alle macchine per cui era nata.

· Circa 7 minuti di lettura

Perché la tastiera ha le lettere in quell'ordine: la disposizione QWERTY, che prende il nome dalle prime sei lettere in alto a sinistra, nasce con le macchine da scrivere americane della seconda metà dell'Ottocento. Non è casuale, e soprattutto non nasce per rallentare chi scrive, come si sente ripetere: nasce per far funzionare una macchina di metallo.

E su un telefono, dove di metallo non c'è niente, è rimasta per una ragione molto più umana.

La macchina che si inceppava

Christopher Latham Sholes, un tipografo del Wisconsin, mette a punto fra il 1868 e il 1878 la macchina da scrivere che diventerà il modello di tutte le altre.

Il problema tecnico è preciso. Ogni tasto muove una leva di metallo che colpisce il foglio e torna indietro. Se due leve vicine scattano una subito dopo l'altra, si scontrano a mezz'aria e si incastrano. Chi scriveva doveva fermarsi e sbrogliarle con le dita.

La soluzione fu riorganizzare le lettere in modo che le coppie più frequenti nell'inglese finissero lontane fra loro, così le leve partivano da parti diverse e non si incrociavano.

Da lì viene la disposizione che abbiamo ancora oggi. Non è un ordine estetico e non è casuale: è la forma che ha preso un problema meccanico.

La leggenda del rallentamento

La versione che si sente ripetere più spesso è che QWERTY fu inventata per rallentare i dattilografi, perché scrivevano troppo in fretta.

È una semplificazione che cambia il senso. L'obiettivo non era rallentare le dita: era evitare gli inceppamenti, che facevano perdere molto più tempo di qualunque rallentamento. Una macchina che si blocca ogni dieci righe è più lenta di una tastiera scomoda.

C'è anche un dettaglio che smentisce la leggenda: nella disposizione finale, la parola «typewriter» si scrive tutta usando la fila superiore. Si dice che fosse un accorgimento commerciale, per permettere ai venditori di scrivere in fretta il nome del prodotto durante le dimostrazioni. Una tastiera pensata per frenare non avrebbe avuto una cortesia del genere.

Perché non l'abbiamo mai cambiata

Le leve di metallo sono sparite da decenni. Su uno schermo di vetro non c'è niente che possa incepparsi. Eppure la disposizione è rimasta.

Nel 1936 un professore americano, August Dvorak, propose una disposizione costruita sulle frequenze delle lettere, con le più usate sotto le dita più forti. Studi successivi hanno mostrato guadagni reali ma modesti, e comunque non tali da giustificare il costo del cambiamento.

Ed è questo il punto: il costo non è nelle tastiere, è nelle mani. Milioni di persone hanno imparato a scrivere così, e ricominciare da capo costa più di qualunque guadagno di velocità.

È un fenomeno che gli economisti chiamano dipendenza dal percorso: una scelta fatta per una ragione che non esiste più resta in piedi perché tutto il resto le si è costruito intorno. La stessa ragione per cui il simbolo per salvare è ancora un dischetto, di cui abbiamo scritto in perché il simbolo per salvare è un dischetto.

La tastiera italiana, che è una storia a parte

In Italia c'è stato un tentativo, e ha lasciato tracce che si vedono ancora.

Le macchine da scrivere italiane, Olivetti comprese, adottarono a lungo una disposizione chiamata QZERTY: la zeta in alto a sinistra al posto della doppia vu, che nell'italiano serve pochissimo, e le lettere accentate raggiungibili direttamente.

Con l'arrivo dei computer, che venivano dal mondo anglosassone, l'Italia si è allineata a QWERTY. Le tastiere italiane hanno però conservato una cosa che le distingue: i tasti delle lettere accentate, à, è, ì, ò, ù, che in altre lingue non esistono.

È il motivo per cui una tastiera comprata all'estero fa impazzire chi scrive in italiano, e per cui sui telefoni conviene sempre controllare che la lingua della tastiera sia italiana: senza, gli accenti diventano una caccia al tesoro.

Sul telefono è cambiato tutto, tranne l'ordine

Sullo schermo la disposizione è rimasta, ma intorno è cambiato quasi tutto.

Gli accenti si tengono premuti. Tenendo il dito sulla «e» compaiono è, é, ë. È il modo giusto di scrivere «perché», e toglie la scusa a chi mette l'apostrofo.

La tastiera corregge e suggerisce. A volte troppo, ed è il motivo per cui «mortadella» diventa qualcos'altro.

Si può dettare. Il microfono accanto alla barra spaziatrice scrive quello che si dice, e per chi ha le mani rigide è la funzione più utile del telefono.

Si può scrivere scorrendo il dito senza staccarlo, passando da una lettera all'altra. Sembra impossibile e dopo tre giorni diventa naturale.

Se la tastiera è il punto in cui ci si blocca, vale la pena partire da lì: come si ingrandiscono le scritte del telefono spiega anche come rendere i tasti più grandi.

Le altre stranezze della tastiera, spiegate

Già che ci siamo, tre cose che tutti hanno sotto le dita e nessuno ha mai spiegato.

I due trattini in rilievo sulla F e sulla J. Sono lì perché le mani si posizionino senza guardare: gli indici vanno su quelli, e le altre dita trovano il resto da sole. È un aiuto per chi scrive alla cieca, ed è l'unico residuo di un metodo di scrittura che si insegnava a scuola.

La barra spaziatrice così lunga. Perché è il tasto più premuto in assoluto, e può essere raggiunto da entrambi i pollici. Sul telefono resta il tasto più grande per la stessa ragione.

Il tasto «Bloc Maiusc» con la lucina. È un fossile: serviva quando scrivere in maiuscolo voleva dire sollevare fisicamente il carrello della macchina, un'operazione faticosa da tenere premuta. Oggi resta lì e la sua accensione accidentale è la causa numero uno dei messaggi che sembrano urlati.

Quest'ultima, in particolare, vale la pena spiegarla a chi scrive sempre in maiuscolo convinto che si legga meglio: ha ragione sulla leggibilità, e la soluzione giusta non è urlare, ma ingrandire le scritte dalle impostazioni.

Cosa resta di utile in questa storia

Una cosa sola, ed è il motivo per cui vale la pena raccontarla.

Quando qualcosa in un apparecchio sembra assurdo, quasi sempre non è stupidità di chi l'ha progettato: è un pezzo di storia rimasto attaccato. Le lettere in quell'ordine, il simbolo del dischetto, la cornetta del telefono che nessuno usa più come cornetta.

Saperlo cambia il modo di stare davanti a un telefono. Non è una macchina progettata per confondere: è una macchina piena di stratificazioni, e nessuno ci ha mai raccontato da dove vengono.

Chi si sente in difetto perché «non capisce la tecnologia» sta spesso solo pagando il conto di spiegazioni che non sono mai state date.

Domande veloci

QWERTY è stata inventata per rallentare chi scrive?
No, è una semplificazione. Serviva a evitare che le leve di metallo delle macchine da scrivere si incastrassero, allontanando fra loro le coppie di lettere più frequenti in inglese. Una macchina che si inceppa fa perdere più tempo di una tastiera scomoda.
Esistono disposizioni migliori?
Sì, per esempio la Dvorak del 1936, costruita sulle frequenze delle lettere. I vantaggi misurati sono reali ma modesti, e non compensano il costo di reimparare a scrivere per chi ha già le mani abituate.
Perché la tastiera italiana ha i tasti con gli accenti?
Perché l'italiano li usa costantemente e le altre lingue no. È l'eredità della tradizione delle macchine da scrivere italiane, che usavano anche una disposizione diversa chiamata QZERTY, con la zeta in alto a sinistra.
Come si scrivono gli accenti sul telefono?
Tenendo premuto il dito sulla lettera: compaiono le varianti accentate e si sceglie quella giusta. È il modo corretto di scrivere «perché» e «più», e funziona su tutte le vocali.

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Pubblicato il 20 ottobre 2026.