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Curiosità

Da dove viene la parola spam, e la carne in scatola

La posta indesiderata si chiama spam per colpa di una carne in scatola e di uno sketch comico degli anni Settanta. La storia vera, e cosa insegna.

· Circa 5 minuti di lettura

Da dove viene la parola spam: viene da una carne in scatola americana, passa per uno sketch comico inglese e arriva fino alla casella di posta piena di messaggi che nessuno ha chiesto. È una delle poche parole di internet con una storia davvero divertente, e alla fine dice qualcosa di preciso sul fenomeno che descrive.

La carne in scatola

Nel 1937 un'azienda americana mette in commercio una carne di maiale in scatola dal nome corto e facile da ricordare. Durante la seconda guerra mondiale ne produce quantità enormi per l'esercito, e finisce nelle razioni dei soldati in mezzo mondo.

Il risultato è che per anni, in Gran Bretagna e in molti altri posti, quella scatoletta è dappertutto. Non perché piacesse particolarmente: perché c'era, in una quantità tale da comparire a colazione, a pranzo e a cena.

Chi ha vissuto quegli anni ricorda la sensazione: qualcosa di cui non si era chiesta la presenza, che arrivava comunque, sempre, in quantità superiore al desiderio di riceverla.

Lo sketch

Nel 1970 un gruppo comico inglese, i Monty Python, costruisce su quella sensazione uno sketch destinato a diventare famoso.

La scena è un piccolo locale. Una coppia entra, chiede il menù, e la cameriera legge ad alta voce una lista in cui quella carne in scatola compare in ogni singolo piatto, un numero di volte sempre maggiore. La signora prova a chiedere qualcosa che non la contenga, e non c'è. Nel frattempo un gruppo di vichinghi seduti a un tavolo comincia a cantare il nome del prodotto, sempre più forte, fino a coprire completamente la conversazione.

Il finale è tutto lì: il rumore di fondo diventa così invadente che nessuno riesce più a dire niente di sensato.

Il salto alla posta elettronica

Negli anni Ottanta, sulle prime reti condivise fra università americane, capita una cosa che chiunque abbia partecipato a un gruppo su WhatsApp riconosce al volo: qualcuno scrive la stessa cosa decine di volte e rende illeggibile tutto il resto.

Gli utenti di allora, cresciuti a Monty Python, trovano la citazione ovvia. Quel muro di messaggi identici che copre le conversazioni vere è esattamente il coro dei vichinghi. Il nome resta, prima come battuta interna, poi come termine tecnico.

Il salto definitivo arriva nel 1994, quando due avvocati americani mandano lo stesso annuncio pubblicitario a migliaia di gruppi di discussione tutti insieme. È il primo caso di massa che fa notizia, e da quel momento la parola esce dalle università ed entra nel linguaggio di tutti.

Perché il nome è più preciso di quanto sembri

La cosa interessante è che il paragone regge ancora, e regge meglio di tante definizioni tecniche.

Lo spam non è definito da cosa contiene: è definito da quanto ce n'è e dal fatto che nessuno l'ha chiesto. Un singolo messaggio pubblicitario da un negozio dove hai comprato davvero non è spam. Lo stesso messaggio moltiplicato per mille, mandato a persone che non hanno mai sentito quel nome, lo è.

È la stessa differenza fra un piatto con una fetta di quella carne in scatola e un menù dove c'è in ogni portata.

Questo spiega anche perché è così difficile da fermare con una regola secca: la macchina che filtra la posta non può giudicare il contenuto, deve giudicare il comportamento. Quanti messaggi identici partono, da dove, verso quante persone che non hanno mai risposto.

Cosa c'entra con le truffe

Spam e truffa non sono sinonimi, e confonderli porta ad abbassare la guardia nel posto sbagliato.

La maggior parte dello spam è solo pubblicità molesta: fastidiosa, legale in molti casi, inutile. Ma proprio perché mandare un milione di messaggi costa quasi niente, lo stesso canale è il più conveniente anche per chi cerca di truffare: se anche rispondesse una persona su centomila, il conto torna comunque.

È il motivo per cui nella posta indesiderata, accanto alle offerte di materassi, si trovano i messaggi che chiedono di confermare le credenziali della banca. Come si riconoscono lo abbiamo spiegato in cosa vuol dire phishing, e il legame fra i due fenomeni è raccontato in da dove hanno preso il mio numero.

Le parole nate dalla stessa famiglia

Una volta entrata nell'uso, la parola ha fatto figli.

Si chiama spam telefonico la raffica di chiamate commerciali che arrivano all'ora di cena, e spam sui commenti quello che riempie le pagine dei social di messaggi identici sotto ogni fotografia. Il criterio resta quello: molti, uguali, non richiesti.

C'è anche il verbo, usato dai più giovani fuori da internet: chi manda venti messaggi di fila nel gruppo di famiglia si sente dire che sta facendo spam. È un uso improprio e insieme perfettamente coerente con l'origine, perché descrive la stessa cosa dello sketch: il rumore che copre la conversazione.

Una nota sull'azienda

Un dettaglio che fa sorridere: l'azienda che produce quella carne in scatola esiste ancora e vende benissimo.

Per anni ha provato a difendere il proprio nome, chiedendo almeno che la posta indesiderata si scrivesse tutta in minuscolo e il prodotto con l'iniziale maiuscola. È una distinzione che nessuno rispetta, ma che i vocabolari hanno accolto: sono due parole diverse, scritte in modo diverso, e una delle due si mangia.

Domande veloci

Spam è una parola inventata per internet?
No. Era il nome di una carne di maiale in scatola messa in commercio nel 1937, diventata diffusissima durante la guerra. Il significato informatico nasce molto dopo, negli anni Ottanta, per via di uno sketch comico che la prendeva in giro.
Cosa c'entrano i Monty Python con la posta indesiderata?
In uno sketch del 1970 un gruppo di vichinghi canta il nome di quel prodotto sempre più forte, fino a coprire ogni conversazione. Gli utenti delle prime reti universitarie usarono quell'immagine per descrivere i messaggi ripetuti che rendevano illeggibili le discussioni.
Tutto lo spam è una truffa?
No, e distinguere conviene. Gran parte è pubblicità molesta ma legale. Però lo stesso canale costa pochissimo anche a chi truffa, quindi in mezzo alle offerte inutili passano anche i messaggi che chiedono dati bancari.

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Pubblicato il 31 ottobre 2026.