In famiglia
La telefonata della domenica, quando diventa un dovere
Dura otto minuti, si dicono le stesse cose e si riattacca con la sensazione di non aver detto niente. Ecco cosa la cambia, senza retorica.
· Circa 6 minuti di lettura
La telefonata della domenica è un'istituzione italiana: dura pochi minuti, si dicono le stesse quattro cose, e si riattacca con la sensazione di non aver detto niente. Non è colpa di nessuno, ed è un problema di forma più che di affetto: una telefonata senza un appiglio si esaurisce da sola.
Le cose che la cambiano sono piccole e pratiche, e non richiedono di essere persone diverse.
Perché finisce sempre allo stesso modo
C'è uno schema, e riconoscerlo aiuta.
Si comincia con la salute, si passa al tempo, si chiede dei nipoti, si dice che si è stanchi, e si chiude con «allora ci sentiamo». Otto minuti, a volte cinque.
Il motivo non è che non ci si voglia bene. È che una telefonata a voce, senza niente davanti, obbliga a inventare argomenti dal nulla. Chi chiama ha la giornata piena di cose che al telefono sembrano troppo banali da raccontare; chi risponde ha una giornata più vuota e teme di annoiare.
Così si resta sui convenevoli, che sono l'unica cosa sicura. E si riattacca con la sensazione di aver fatto il proprio dovere.
La cosa che cambia tutto: qualcosa da guardare
Il rimedio più efficace è passare dalla voce alla videochiamata, e non per la nostalgia di vedersi in faccia.
È perché la videochiamata dà qualcosa di cui parlare. Si vede la cucina nuova, il maglione, il disegno appeso al frigo, il cane che passa. Ogni cosa che entra nell'inquadratura è un argomento che nessuno ha dovuto cercare.
Funziona in entrambe le direzioni, ed è la parte che si sottovaluta: un nonno che fa vedere l'orto, la torta, o la fotografia ritrovata in un cassetto ha qualcosa da raccontare, e smette di sentirsi sotto esame.
Se la videochiamata non è ancora una cosa naturale in famiglia, vale la pena provarla un martedì qualunque, senza pubblico, prima di farne l'appuntamento della domenica. Fra le cose da sistemare con calma prima dell'inverno c'è anche questa: il telefono di un genitore, pronto per l'inverno.
Le tre domande che aprono, al posto di quelle che chiudono
Le domande che facciamo di solito hanno una risposta sola e la conversazione finisce lì.
«Come stai?» si risponde «bene» e si è già finito. «Hai mangiato?» pure. «Tutto bene?» pure.
Tre domande che invece aprono, e si possono provare la domenica:
«Cosa hai fatto ieri?» Obbliga a raccontare una giornata, non a dare un giudizio.
«Ti ricordi come si chiamava quel negozio in...» Le domande sul passato sono quelle che funzionano meglio in assoluto, perché ribaltano i ruoli: chi risponde sa qualcosa che chi chiede non sa.
«Mi mandi la foto di...» Dà un compito e crea un seguito. La telefonata non finisce quando si riattacca.
Il gruppo di famiglia non sostituisce la telefonata
Vale la pena dirlo, perché molte famiglie hanno sostituito l'una con l'altro senza accorgersene.
Il gruppo di famiglia è comodo, e va benissimo per organizzare le cose. Non è però un contatto: è una bacheca. Si legge, si mette un cuore, si va avanti.
Per una persona che vive da sola, la differenza è enorme. Venti messaggi nel gruppo non tolgono il fatto che non si sia parlato con nessuno per tre giorni.
Il segnale d'allarme è semplice: se qualcuno in famiglia interviene nel gruppo ma non ha una telefonata da settimane, il gruppo sta coprendo un vuoto invece di riempirlo.
Sul gruppo di famiglia, e sul perché i vocali lunghi non siano una stranezza, abbiamo scritto in come si manda un vocale che si capisce.
Le cose che non si dicono al telefono
C'è una cosa che chi vive da solo tende a non raccontare, ed è la parte in cui questa telefonata può servire davvero.
Le difficoltà nuove: la cosa che prima si faceva e adesso costa fatica, la scala, la spesa pesante, il nome che non viene. Non si raccontano per non preoccupare, e per non sembrare in declino.
Il modo per farle uscire non è chiedere «hai qualche problema?», perché la risposta sarà no. Funziona meglio raccontare per primi qualcosa di proprio, anche piccolo, perché una conversazione fatta di confidenze reciproche apre la porta anche dall'altra parte.
E funziona chiedere cose concrete: «l'ascensore funziona?», «hai fatto la spesa questa settimana?». Sono domande a cui si risponde con un fatto, e i fatti raccontano più delle impressioni.
Quando chi chiama è sempre la stessa persona
C'è uno squilibrio che quasi tutte le famiglie conoscono e di cui quasi nessuna parla: chiama sempre lo stesso figlio.
Le ragioni sono banali e non colpevoli. Una persona ci pensa, un'altra rimanda, una terza vive più lontano o ha una vita più incastrata. Col tempo però diventa una struttura: uno chiama e gli altri si informano tramite lui, spesso chiedendo «come sta la mamma?» invece di chiederlo alla mamma.
Chi sta dall'altra parte se ne accorge, e quasi sempre non lo dice, per non mettere nessuno in difficoltà. Ma la differenza fra ricevere una telefonata e riceverne tre è grande, soprattutto per chi ha le giornate lunghe.
Il rimedio è meno delicato di quanto sembri: dividersi i giorni. Uno chiama la domenica, un altro il mercoledì. Scritto una volta in un messaggio, funziona per anni, e toglie a chi chiamava sempre il peso di essere l'unico.
Vale anche per i nipoti adulti, a cui nessuno chiede mai di chiamare perché si dà per scontato che siano occupati. Spesso non chiamano soltanto perché nessuno gliel'ha detto, e una telefonata di dieci minuti di un nipote vale, per chi la riceve, molto più di quanto il nipote immagini.
Se non si riesce la domenica
Un'ultima cosa pratica, senza sensi di colpa.
La domenica è un giorno pieno per chi lavora e ha figli, e una telefonata fatta di corsa fra due impegni si sente che è di corsa. Meglio spostarla a un giorno in cui c'è davvero tempo, anche infrasettimanale, e dirlo apertamente.
Quello che conta non è il giorno: è la regolarità. Una telefonata attesa, sempre allo stesso momento, vale più di tre telefonate sparse. Chi la aspetta organizza la giornata intorno, e quello è già qualcosa.
Se ci si dimentica facilmente, si può mettere un promemoria che suona sempre alla stessa ora. Non è freddo: è l'unico modo perché succeda davvero.
Domande veloci
- Meglio telefonata o videochiamata?
- La videochiamata dà qualcosa di cui parlare e allunga naturalmente la conversazione, perché si può far vedere qualcosa. Per chi non è a suo agio davanti a una telecamera, però, la telefonata resta la scelta giusta: il punto non è il mezzo.
- Come faccio a farla durare di più?
- Con domande che chiedono un racconto invece di un giudizio: «cosa hai fatto ieri» funziona meglio di «come stai». E le domande sul passato funzionano più di tutte, perché chi risponde sa qualcosa che chi chiede non sa.
- Il gruppo di famiglia può bastare?
- No. Il gruppo serve a organizzare, non a stare in contatto: si legge e si va avanti. Per chi vive da solo, venti messaggi non sostituiscono una voce, e spesso coprono il fatto che non si parli con nessuno da giorni.
- Se non riesco a chiamare la domenica?
- Si sposta a un giorno in cui c'è davvero tempo, e si dice. Conta più la regolarità del giorno: una telefonata attesa sempre allo stesso momento vale più di tre telefonate sparse e di corsa.
Impara a farlo passo passo
Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.
Videochiamate con i Familiari
Impara a fare videochiamate con WhatsApp, FaceTime e Zoom per vedere il volto dei tuoi cari anche quando sono lontani. Un corso pratico che ti guida passo dopo passo.
Telefonare con lo Smartphonesenza abbonamento
Impara a fare e ricevere chiamate con il tuo smartphone: dal tastierino alla rubrica, fino alla gestione delle chiamate indesiderate.
Da stampare e tenere vicino
Il kit per il genitore
Cinque impostazioni che rendono il telefono di tua madre o di tuo padre più sicuro. Venti minuti, una volta sola, con lui accanto.
Scarica il librettoCaratteri grandi, una cosa per pagina. Non serve nessun account.
Da leggere dopo
Come si sceglie un telefono per un genitore anziano
Cinque cose che contano davvero quando si sceglie un telefono per un genitore, e tre che non contano niente anche se ne parlano tutti i negozianti.
Cosa regalare a chi ha paura del telefono
Un altro apparecchio è quasi sempre la risposta sbagliata. Ecco cosa funziona davvero, cosa finisce nel cassetto, e le cinque domande da farsi prima.
Il telefono di un genitore, pronto per l'inverno
D'inverno si esce meno e si telefona di più: il telefono diventa la porta di casa. Sei cose da sistemare in mezz'ora, una volta sola.