Le parole
Cos'è l'assistente vocale e a cosa serve davvero
È la voce che risponde quando si parla al telefono. Serve soprattutto a chi fatica a vedere lo schermo o a colpire i tasti piccoli: ecco come si usa.
· Circa 7 minuti di lettura
Cosa vuol dire assistente vocale: è il programma che ascolta quello che dici e lo esegue, senza che tu debba cliccare niente. Su iPhone si chiama Siri, sui telefoni Android è l'Assistente Google. Serve per chiamare qualcuno, mettere una sveglia, scrivere un messaggio o chiedere che tempo fa.
È la funzione più utile in assoluto per chi ha la vista stanca o le dita rigide, ed è anche la meno usata, perché quasi nessuno spiega a cosa serve.
Come si fa partire
Ci sono due modi, e conviene conoscerli entrambi.
Con la voce. Si dice «Ehi Siri» su iPhone, oppure «Ehi Google» sui telefoni Android. Il telefono si sveglia e ascolta. È il modo più comodo quando si hanno le mani occupate o non si trova il telefono.
Con un tasto. Su iPhone si tiene premuto il tasto laterale, quello di accensione. Su molti Android si tiene premuto lo stesso tasto, oppure si scorre il dito dall'angolo in basso verso il centro. È il modo più discreto, perché non serve parlare al telefono per farlo svegliare.
Entrambi vanno accesi la prima volta: nelle impostazioni si cerca «Siri» o «Assistente», e si segue una procedura in cui viene chiesto di ripetere qualche frase per farsi riconoscere la voce.
Le dieci cose che vale la pena chiedergli
Non serve imparare comandi: si parla normale. Ecco quelle che si usano davvero.
«Chiama Maria.» Prende il numero dalla rubrica e chiama. Se ci sono due Maria, chiede quale.
«Metti la sveglia alle sette.» Fatto, senza aprire niente.
«Ricordami di prendere la pastiglia alle otto.» Crea un promemoria che suona all'ora giusta.
«Manda un messaggio a mio figlio: arrivo alle sei.» Lo detta e chiede conferma prima di inviarlo.
«Che tempo fa domani?»
«Quanto fa quarantasette per dodici?»
«Metti il timer di dieci minuti.» Utile in cucina più di quanto sembri.
«Portami a Verona.» Apre il navigatore con la strada già impostata.
«Che numero ha la farmacia qui vicino?»
«Accendi la torcia.»
Sono tutte cose che a mano richiedono quattro o cinque passaggi, e a voce una frase.
Perché conta per chi fatica a vedere
Qui sta il motivo per cui ne parliamo, e non è un dettaglio tecnico.
Chi ha la vista calata non fatica a capire il telefono: fatica a colpire il punto giusto. Le icone sono piccole, i tasti della tastiera si cliccano due per volta, e il risultato è che si rinuncia a fare le cose.
L'assistente vocale toglie completamente quel problema. Non c'è nessun punto da colpire: si parla.
Lo stesso vale per chi ha le mani rigide, per chi ha tremore, o per chi ha una sola mano libera perché con l'altra tiene il bastone o la spesa.
Chi imposta il telefono di un genitore dovrebbe accenderlo sempre, insieme alle scritte grandi: sono i due interventi che cambiano di più la giornata di una persona. Su come si fa, come si ingrandiscono le scritte del telefono spiega la prima metà del lavoro.
La dettatura: il cugino più utile
Vale la pena distinguerla, perché spesso è quello che serviva davvero.
La dettatura non è l'assistente: è il microfono che compare sulla tastiera, accanto alla barra spaziatrice. Si clicca, si parla, e il telefono scrive quello che senti.
Serve per scrivere messaggi, note, ricerche, indirizzi. È più precisa del vocale quando bisogna comunicare un orario o un indirizzo, perché chi riceve legge invece di riascoltare.
Un accorgimento: la punteggiatura si detta. Dicendo «virgola» o «punto» le mette. Con un po' di pratica si scrivono messaggi puliti senza cliccare un tasto.
Le cose che non fa, o fa male
È giusto dirle, perché l'aspettativa sbagliata è quella che fa abbandonare lo strumento dopo due giorni.
Non capisce i dialetti stretti e fatica con i nomi propri poco comuni. Con i nomi della rubrica conviene aiutarlo la prima volta, scegliendo dalla lista che propone.
Non sente bene in mezzo al rumore. In strada o con la televisione accesa sbaglia spesso.
Non fa cose complicate. «Prenotami una visita» non funziona. Funzionano le cose brevi e precise.
Non sostituisce il ragionamento. Le risposte prese dalla rete, soprattutto su salute e soldi, vanno prese come un punto di partenza, mai come una verità.
La domanda sulla privacy, detta com'è
È la prima obiezione di quasi tutti: «ma allora mi ascolta sempre?».
La risposta onesta: il telefono ascolta in continuazione una cosa sola, cioè la frase di richiamo, e lo fa dentro l'apparecchio senza mandare niente fuori. Quando riconosce «Ehi Siri» o «Ehi Google», da quel momento manda ai server la richiesta per interpretarla.
Quello che viene mandato può essere conservato, e qui c'è una cosa pratica da sapere: si può decidere. Nelle impostazioni di entrambi i sistemi c'è una sezione dove si possono cancellare le registrazioni passate e disattivare la loro conservazione. Vale la pena aprirla una volta, guardarla e scegliere.
E chi preferisce non attivare l'ascolto continuo può usare solo il tasto: l'assistente funziona uguale, e si sveglia solo quando lo si vuole.
L'altoparlante in salotto è un'altra cosa
Vale la pena separarli, perché la confusione fra i due è la ragione per cui molte persone rifiutano l'assistente del telefono.
Gli altoparlanti che si mettono in casa, quei cilindretti che rispondono quando li si chiama, contengono lo stesso assistente ma stanno sempre accesi in mezzo alla stanza, e per molte persone questo è il punto che non convince. È una scelta legittima, e non c'entra niente con l'assistente del telefono.
L'assistente del telefono è nella tua tasca, si accende con un tasto se preferisci, e non aggiunge nessun apparecchio alla casa. Chi non vuole la scatola che parla in salotto può benissimo usare Siri o l'Assistente sul proprio telefono.
C'è però un caso in cui l'altoparlante in casa ha un senso serio, ed è giusto dirlo: per chi ha difficoltà motorie importanti o vive da solo. Poter dire «chiama mia figlia» ad alta voce, da una poltrona, senza cercare il telefono, è una cosa che cambia la giornata. Va valutato per quello, non per la comodità di sentire la musica.
Come si insegna, senza farlo sembrare un giocattolo
L'errore è mostrarlo con le battute, chiedendogli barzellette. Fa ridere due minuti e poi nessuno lo usa più.
Il modo che funziona è partire da un problema vero della persona. Se fatica a scrivere, si parte dalla dettatura. Se non trova i numeri in rubrica, si parte da «chiama». Se si dimentica le medicine, si parte dai promemoria.
Una cosa per volta, provata da lei, ripetuta due o tre volte nello stesso pomeriggio. E il telefono in mano a chi impara, come sempre: è il principio di fammelo tu che fai prima.
Domande veloci
- Il telefono mi ascolta sempre?
- Ascolta in continuazione soltanto la frase di richiamo, e lo fa dentro l'apparecchio. Solo dopo averla riconosciuta manda fuori la richiesta. Chi preferisce può disattivare l'ascolto continuo e far partire l'assistente con il tasto laterale.
- Serve internet per usarlo?
- Per la maggior parte delle cose sì, perché la frase viene interpretata sui server. Alcune funzioni semplici, come mettere una sveglia o aprire un'applicazione, funzionano anche senza rete sui modelli recenti.
- Che differenza c'è fra assistente vocale e dettatura?
- L'assistente esegue comandi: chiama, metti la sveglia, che tempo fa. La dettatura scrive quello che dici dentro un messaggio o una nota, e si attiva dal microfono che sta sulla tastiera. Sono due cose diverse e si usano in momenti diversi.
- Posso cancellare quello che ho detto?
- Sì. Nelle impostazioni di Siri e dell'Assistente Google c'è una sezione dedicata alla cronologia vocale, da cui si cancellano le registrazioni passate e si può disattivare la loro conservazione.
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