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Riconoscere le truffe

«Sua figlia ha avuto un incidente»: la truffa al telefono

È la truffa telefonica che fa più danni fra le persone anziane. Ecco come è costruita, perché funziona e la frase che la ferma sempre.

· Circa 7 minuti di lettura

La telefonata che annuncia un incidente di un figlio o di un nipote e chiede soldi subito è una truffa, e si ferma con una frase sola: «adesso riattacco e richiamo io». Nessuna emergenza vera peggiora perché hai fatto una telefonata di controllo, e nessun ufficio pubblico si offende se lo richiami al suo numero.

È la truffa che fa più danni in Italia fra le persone anziane, e non perché le vittime siano ingenue: perché è costruita per spegnere il ragionamento.

Come è fatta, passo per passo

Il copione è rodato e cambia poco da anni.

La prima voce è quella di una persona in lacrime, che dice poche parole e piange. Non si capisce bene chi sia, e questo è voluto: chi ascolta, spaventato, mette il nome che teme di più.

La seconda voce prende il telefono e si presenta: un avvocato, un maresciallo, un medico. Parla con calma, e proprio quella calma rassicura. Spiega che c'è stato un incidente, che la situazione è seria ma gestibile, e che serve una somma subito per evitare conseguenze peggiori.

La richiesta arriva in una di tre forme: contanti consegnati a un incaricato che passerà a casa, oro e gioielli «da mettere al sicuro», oppure un bonifico istantaneo.

La regola del silenzio chiude il cerchio: non dica niente agli altri familiari, non spaventiamo nessuno, la informeremo noi.

Perché funziona anche su persone lucide

La risposta è nel modo in cui lavora la paura.

Quando arriva una notizia che riguarda una persona amata, il cervello smette di valutare e comincia a proteggere. È un meccanismo antico e utile, e in quella condizione la verifica sembra una perdita di tempo colpevole: se mia figlia sta male, controllo dopo.

Chi telefona conosce questo meccanismo e lo alimenta in tre modi. Non lascia pause. Non dà scelte, ma sequenze di istruzioni da eseguire. E impedisce il contatto con altri, che è l'unica cosa che interromperebbe la trance.

C'è un dettaglio che tradisce l'intenzione: nessuna di queste telefonate dice mai il nome del figlio per primo. Lo aspetta. Quando la persona dice «Elena?», il finto avvocato risponde «sì, Elena», e da quel momento il copione ha un nome vero dentro.

Le varianti che girano

Il finto carabiniere. Chiama dicendo che un familiare è in caserma per un incidente e serve una cauzione. A volte sul telefono compare davvero un numero dell'Arma: anche i numeri si falsificano.

Il finto avvocato. Parla di una causa da evitare e di una somma da consegnare a un incaricato.

Il messaggio scritto. «Mamma, ho cambiato numero, ho un problema, mi serve un bonifico». Stesso schema senza voce, e con un vantaggio per chi truffa: al telefono la voce si riconosce, per iscritto no. Ne abbiamo scritto per esteso in la truffa del figlio con il numero nuovo.

Il finto medico. Chiama dall'ospedale, chiede un anticipo per un intervento urgente. Il servizio sanitario non chiede anticipi al telefono.

La frase che la ferma, e come si dice

«Adesso riattacco e richiamo io.»

Va detta e poi va fatta, anche se dall'altra parte insistono, anche se dicono che non c'è tempo, anche se alzano la voce. L'insistenza su quel punto è l'unica prova che serve: una persona vera capisce benissimo che tu voglia richiamare.

Poi si chiama il figlio o il nipote al numero che si ha in rubrica da sempre. Se non risponde, si chiama il coniuge, un collega, un altro figlio, chiunque sia probabilmente con lui. Non si richiama mai il numero da cui è arrivata la chiamata.

E se è tutto falso, come nella grandissima parte dei casi, sarà una telefonata in più fatta a una persona che sta bene: nessun danno, nessuna figuraccia.

Il patto da fare prima, in famiglia

Questa è la parte che conta di più, e va fatta adesso, non dopo.

Sedersi e dirsi una cosa sola: in questa famiglia nessuno chiederà mai soldi senza parlarsi a voce sul numero di sempre. Mai per messaggio, mai tramite un avvocato, mai con un incaricato che passa a casa.

Vale la pena aggiungere due cose. La prima è una parola scelta insieme, una qualsiasi, che chi chiama davvero in difficoltà può dire per farsi riconoscere. La seconda è il permesso esplicito: «se ti chiamano e dicono di non avvisarmi, avvisami subito».

Quel permesso serve più di quanto sembri, perché la regola del silenzio funziona proprio facendo sentire in colpa chi la rompe.

Se qualcuno si presenta alla porta

Alcune di queste truffe finiscono con un incaricato che passa a ritirare contanti o gioielli. È il momento più pericoloso, perché c'è una persona in casa.

Non si apre. Non si consegna niente. Se ha già suonato, si chiama il 112 e si dice esattamente quello che sta succedendo: le forze dell'ordine conoscono benissimo questo schema e intervengono.

Nessun avvocato, nessun carabiniere, nessun ufficiale giudiziario ritira contanti a domicilio. Non esiste nessuna procedura che lo preveda, in nessun caso, per nessun reato.

Se la persona è già entrata e ha preso qualcosa, si chiama comunque subito il 112: i primi minuti sono quelli in cui si recupera qualcosa.

Perché queste telefonate arrivano proprio a certe case

Non sono chiamate a caso, e saperlo aiuta a non sentirsi presi di mira personalmente.

Chi organizza queste truffe lavora sugli elenchi telefonici fissi, che in Italia sono ancora consultabili e contengono in larga parte numeri intestati a persone anziane: chi ha meno di cinquant'anni, spesso, un telefono fisso non ce l'ha proprio. A questo si aggiungono i nomi, che raccontano l'età: certi nomi propri erano comuni settant'anni fa e rarissimi oggi.

Da lì si costruiscono liste, e le liste si chiamano a tappeto, quartiere per quartiere. Capita per questo che in una stessa via arrivino tre telefonate nello stesso pomeriggio: non è una coincidenza, è un giro.

Ha una conseguenza pratica utile. Quando arriva una di queste chiamate, avvisare i vicini e il portiere serve davvero, perché nelle ore successive proveranno alle porte accanto. In molti condomini è bastato un messaggio nel gruppo per fermare due tentativi lo stesso giorno.

Cosa fare dopo, senza vergognarsi

Chi ci è cascato spesso non lo racconta. È la parte peggiore di questa truffa, e quella che la fa durare.

Se è successo, si chiama subito la banca per fermare il bonifico, quando è possibile, e si fa denuncia ai carabinieri o alla polizia. Anche quando i soldi non si recuperano, la denuncia serve: queste sono organizzazioni, lavorano su liste, e ogni denuncia aggiunge un pezzo alla mappa.

Poi lo si dice in famiglia. Non per spiegare, ma perché la prossima telefonata arriverà a qualcun altro, e una persona avvisata ieri oggi non ci casca.

Se si vuole fare esercizio in un posto sicuro, nel corso antitruffe queste telefonate si simulano: arriva la voce, si decide cosa fare, e sbagliare non costa niente.

Domande veloci

Sul telefono compariva il numero dei carabinieri: non è una prova?
No. Il numero che compare sul display si può falsificare con facilità, ed è una tecnica usata proprio in queste truffe. L'unico modo per essere sicuri è riattaccare e chiamare tu il 112 o il numero del comando, cercato in modo autonomo.
Se riattacco e per caso è vero, peggioro la situazione?
No. Se fosse vero, chi ti ha chiamato sarà ancora raggiungibile due minuti dopo, e il figlio o il nipote risponderà o farà rispondere qualcuno. Nessuna emergenza reale si aggrava perché hai fatto una telefonata di controllo.
Come proteggo un genitore che vive da solo?
Fate il patto prima, scrivetelo su un foglio e attaccatelo vicino al telefono di casa: «nessuno di noi chiede mai soldi al telefono, e in caso richiamo io il numero in rubrica». Aggiungete i numeri dei familiari in grande su quello stesso foglio.
Le forze dell'ordine chiedono davvero cauzioni?
No. Non esiste nessuna procedura che preveda la consegna di contanti o gioielli a un incaricato che passa a casa, per nessun motivo. Qualunque richiesta di questo tipo è, da sola, la prova che si tratta di una truffa.

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Pubblicato il 11 ottobre 2026.