Curiosità
Quanti anni ha l'SMS
Il primo messaggio di testo fu inviato il 3 dicembre 1992 e diceva «Merry Christmas». Chi lo ricevette non poté rispondere: i telefoni non lo permettevano.
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Il primo SMS della storia ha più di trent'anni: fu inviato il 3 dicembre 1992 e diceva «Merry Christmas». Lo mandò un ingegnere di ventidue anni, Neil Papworth, da un computer, sulla rete Vodafone britannica. Il destinatario, un dirigente dell'azienda, lo lesse durante una festa di Natale e non poté rispondere: a quel tempo i telefoni ricevevano i messaggi ma non erano in grado di scriverne.
Trent'anni dopo, quello stesso sistema è ancora acceso su ogni telefono del mondo, ed è diventato il posto da cui arrivano quasi tutte le truffe.
Come nacque, per caso
L'SMS non fu pensato come un prodotto. Nelle reti telefoniche esistevano dei canali di servizio che i telefoni e le centrali usavano per parlarsi fra loro, e in quei canali avanzava un po' di spazio: 160 caratteri, non uno di più.
Qualcuno si accorse che quello spazio si poteva usare per mandare parole. Nacque così il «servizio di messaggi brevi», che è quello che le tre lettere significano: Short Message Service.
I 160 caratteri non sono un numero tondo per caso. Furono scelti dopo aver misurato la lunghezza tipica di una cartolina e di un messaggio da telex: si vide che quasi tutti stavano dentro quello spazio, e si decise che bastava.
Il 3 dicembre 1992 Papworth, che lavorava alla parte di sistema che smista i messaggi, provò l'invio da un computer. Scelse «Merry Christmas» perché mancavano tre settimane a Natale.
Perché per anni non lo usò nessuno
Per i primi anni gli SMS restarono una curiosità tecnica. Mancava una cosa banale: sui telefoni non si poteva scrivere. Le tastiere numeriche avevano dieci tasti, e la scrittura come la conosciamo, con la lettera che cambia premendo più volte lo stesso tasto, arrivò dopo.
Poi successero due cose. I telefoni impararono a scrivere, e gli operatori cominciarono a far pagare i messaggi pochissimo rispetto alle chiamate. Da lì partì tutto: negli anni Duemila i messaggi divennero il modo normale di dirsi le cose, con un linguaggio tutto suo fatto di abbreviazioni, nato dal dover far stare una frase in 160 caratteri.
Dove è finito, oggi
Le conversazioni si sono spostate su WhatsApp e simili, che passano da internet e non costano nulla a messaggio. L'SMS però non è sparito: si è specializzato.
Oggi lo usano soprattutto le banche, le poste, gli ospedali e i servizi pubblici, per due motivi. Il primo è che arriva anche dove internet non c'è. Il secondo è che quasi tutti i codici di conferma, quelli che servono a entrare nel conto o a confermare un pagamento, viaggiano di lì.
Ed è proprio questa la ragione per cui i messaggi sono diventati il terreno preferito dei truffatori. Un SMS ha l'aria di una comunicazione ufficiale, arriva insieme a quelli veri della banca, e il nome del mittente si può falsificare con facilità.
Cosa restò di quegli anni
Chi c'era ricorda un linguaggio che oggi fa sorridere: «xké», «tvb», «cmq», scritti così perché ogni carattere costava. Non era pigrizia: erano 160 caratteri contati, e un messaggio troppo lungo veniva spezzato in due e pagato doppio.
Restò anche un galateo tutto suo, che nessuno aveva scritto da nessuna parte. Non si mandavano messaggi dopo una certa ora. Non si dava una notizia importante per messaggio. E soprattutto: un messaggio non letto non voleva dire niente, perché non c'era modo di sapere se fosse arrivato.
È la differenza più grande con le applicazioni di oggi, dove le spunte dicono tutto e questo ha creato un genere di ansia che con l'SMS non esisteva. Ne abbiamo scritto per bene nell'articolo sulle spunte di WhatsApp.
La cosa da sapere, prima di rispondere a un messaggio
C'è una regola che vale sempre, ed è la stessa da trent'anni: il messaggio dice chi lo manda, ma quel nome non è una prova.
Un truffatore può far comparire il proprio messaggio nella stessa conversazione dove ci sono quelli veri della banca, perché il telefono raggruppa i messaggi per nome del mittente e quel nome è scrivibile a piacere.
Due cose da fare, quando arriva un messaggio che chiede qualcosa:
- Non toccare il collegamento, mai, nemmeno per «vedere cos'è». La pagina che si apre è fatta per somigliare a quella vera.
- Controllare per un'altra strada: aprire l'applicazione della banca, o chiamare il numero scritto sulla tessera. Mai il numero che c'è nel messaggio.
Ne abbiamo scritto per esteso nell'articolo sull'SMS del pacco in giacenza, che è la truffa più diffusa in assoluto, e il corso Non farti fregare fa esercitare a riconoscerle su messaggi finti. Altre storie come questa stanno nella rubrica Curiosità.
Domande veloci
- Qual è stato il primo SMS della storia?
- «Merry Christmas», inviato il 3 dicembre 1992 dall'ingegnere Neil Papworth sulla rete Vodafone britannica. Il destinatario lo lesse su un telefono che non era in grado di rispondere.
- Perché gli SMS sono lunghi 160 caratteri?
- Perché tanto era lo spazio che avanzava nei canali di servizio della rete telefonica. Il numero fu confermato misurando cartoline e messaggi da telex: quasi tutti stavano dentro quel limite.
- Gli SMS si usano ancora?
- Sì, ma per cose diverse da prima. Le conversazioni sono passate alle applicazioni di messaggistica, mentre gli SMS restano il canale di banche, poste e servizi pubblici, soprattutto per i codici di conferma. Ed è il motivo per cui li usano anche i truffatori.
- Come si riconosce un SMS falso?
- Non dal nome del mittente, che si può falsificare. Si guardano la richiesta e il collegamento: nessuna banca chiede di inserire dati da un messaggio, e nessun corriere chiede un pagamento per SMS. Nel dubbio si controlla aprendo l'applicazione ufficiale, non toccando il collegamento.
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