Curiosità
Perché al telefono si dice «pronto»
Siamo quasi gli unici a rispondere con un aggettivo. La parola arriva dai centralini di inizio Novecento, quando la linea la collegava una persona.
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Si dice «pronto» perché un tempo, prima che si potesse parlare, qualcuno doveva collegare fisicamente due fili. Era il lavoro delle persone al centralino: infilavano lo spinotto giusto nel foro giusto e poi avvisavano che la linea era pronta. Quella parola, che serviva a dire «adesso potete parlare», è rimasta attaccata al telefono anche quando i centralini sono spariti.
È una piccola stranezza italiana: quasi tutti gli altri Paesi rispondono con un saluto, noi con un aggettivo che descrive lo stato di un collegamento che non esiste più da decenni.
Come funzionava una telefonata cent'anni fa
All'inizio il telefono non collegava una persona a tutte le altre: collegava due apparecchi, e basta. Per parlare con qualcun altro serviva un passaggio in mezzo, e quel passaggio era una persona in carne e ossa.
Nelle centrali c'erano grandi pannelli pieni di fori, uno per ogni utenza, e chi ci lavorava, quasi sempre donne, prendeva un cavo con lo spinotto e lo infilava nel foro corrispondente al numero chiamato. Quando il collegamento era fatto, lo si annunciava: pronto. Cioè, alla lettera, il collegamento è pronto.
Chi rispondeva imparò a usare la stessa parola per confermare che sì, era in linea e si sentiva. Da lì è diventata l'abitudine di tutti.
L'Accademia della Crusca conferma questa ricostruzione: la parola deriva dall'avviso che il collegamento era pronto. Esiste anche una seconda ipotesi, meno accreditata ma non assurda, secondo cui l'abitudine verrebbe dai primi utilizzatori del telefono in Italia, cioè uffici pubblici, vigili del fuoco e forze dell'ordine, dove rispondere «pronto» significava dire che si era pronti a ricevere l'ordine.
In Italia il telefono arriva presto. I primi esperimenti a Milano sono del dicembre 1877, e il decreto che apre il servizio ai privati è del 1 aprile 1880. Il tempo di prendere piede, e la parola era già nelle case.
Perché siamo quasi gli unici
Fatto il giro dell'Europa, ci si accorge che gli altri hanno scelto la strada del saluto.
| Paese | Come si risponde | Che cosa vuol dire |
|---|---|---|
| Regno Unito | hello | ciao |
| Germania | hallo, ja, oppure il proprio cognome | ciao, sì |
| Spagna | hola | ciao |
| Messico | bueno | buono, cioè «va bene, si sente» |
| Brasile | alô | ciao |
Il caso interessante è il Messico, che come noi non saluta ma descrive: «bueno» vuol dire che la linea funziona. In Brasile, nelle zone dove l'immigrazione italiana è stata più forte, capita ancora di sentire rispondere «pronto».
C'è un dettaglio che spiega la differenza. Nei Paesi dove al telefono si saluta, il primo a parlare è chi chiama; da noi, storicamente, parlava prima l'operatore. Noi abbiamo ereditato la battuta del tecnico, gli altri quella dell'ospite.
Quello che «pronto» dice ancora oggi
La parola ha resistito perché continua a fare un lavoro utile, anche senza centralini. Dice tre cose in due sillabe: sono io, ti sento, puoi cominciare.
È anche il motivo per cui suona strana quando manca. Se qualcuno risponde in silenzio, la conversazione parte male e la prima frase di chi chiama diventa «pronto?» con il punto interrogativo, che vuol dire «ci sei?».
Nel tempo si sono aggiunte varianti che dicono la stessa cosa. C'è chi risponde con il proprio cognome, abitudine più formale e comune negli uffici; chi risponde «sì?», più sbrigativo; chi con il numero, uso ormai raro. E c'è chi, vedendo il nome sullo schermo, saluta direttamente per nome: è la novità vera degli ultimi vent'anni, perché per la prima volta chi risponde sa già chi sta chiamando.
Un consiglio pratico, visto che siamo in argomento
Sapere chi chiama prima di rispondere cambia anche il modo di difendersi dalle telefonate scomode. Se sullo schermo compare un numero che non conosci, non c'è nessun obbligo di rispondere: se è importante, richiamano o lasciano un messaggio.
Vale soprattutto con le chiamate che partono da un finto operatore della banca o dell'assistenza. In quel caso la regola è una sola: si chiude e si richiama il numero ufficiale, quello scritto sulla tessera o sul sito, mai quello che ti hanno dettato al telefono.
Se vuoi approfondire come sono fatte queste chiamate, ne parliamo nel corso Non farti fregare, e abbiamo raccontato un caso tipico anche nell'articolo sull'SMS del pacco in giacenza. Altre storie come questa stanno nella rubrica Curiosità.
Domande veloci
- Da dove viene esattamente la parola «pronto» al telefono?
- Dalla pratica dei centralini: chi collegava manualmente i cavi avvisava che la linea era pronta, e la parola è rimasta anche dopo che i collegamenti sono diventati automatici. L'Accademia della Crusca indica proprio questa origine.
- In altri Paesi si dice qualcosa di simile?
- Il caso più vicino è il Messico, dove si risponde «bueno», che significa più o meno «si sente bene». In Brasile, nelle zone di forte immigrazione italiana, si sente ancora «pronto». Quasi ovunque altrove si usa invece un saluto normale.
- Quando è arrivato il telefono in Italia?
- I primi esperimenti a Milano risalgono al dicembre 1877, e il decreto che apre il servizio ai privati è del 1 aprile 1880. Le centrali con gli operatori sono rimaste in funzione per decenni, prima di essere sostituite dai collegamenti automatici.
- È scortese rispondere in un altro modo?
- No, sono abitudini e cambiano da casa a casa. Rispondere con il proprio cognome è normale in ufficio, salutare per nome è normalissimo quando si vede chi chiama. L'unica cosa che conviene evitare è dare informazioni personali a chi chiama senza sapere chi è.
Impara a farlo passo passo
Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.