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Riconoscere le truffe

Come si fa una password sicura che però ti ricordi

Almeno dodici caratteri, con maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Ecco il metodo per inventarne una difficile per un computer e facile per te.

· Circa 7 minuti di lettura

Una password sicura oggi deve avere almeno dodici caratteri e mescolare maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Non è una richiesta capricciosa dei moduli: è quello che chiedono davvero lo SPID, le banche e la posta elettronica, ed è quello che raccomandano il Garante per la protezione dei dati personali e l'istituto americano NIST, a cui quasi tutti i siti si rifanno.

La parte difficile non è capirlo. È inventarne una che risponda a quelle regole e che tu riesca a ricordare.

La lunghezza conta più di tutto il resto

Un computer che prova a indovinare non ragiona: prova. Milioni di combinazioni al secondo, in ordine, finché non azzecca.

Ogni carattere in più moltiplica il tempo che gli serve, e la crescita è molto più rapida di quanto sembri. Una password di otto caratteri, anche con numeri e simboli, sta dentro le possibilità di un computer di oggi. Una di dodici, mescolata bene, sposta il conto dalle ore agli anni.

Questa è la ragione per cui tutte le raccomandazioni serie, italiane ed estere, partono dalla lunghezza e non dalla complicazione. Dodici è il minimo. Sedici è meglio.

Il malinteso sulle tre parole

Da qualche anno circola l'idea che basti una frase di tre parole minuscole, tipo «cavallobottigliafinestra», e che le maiuscole e i simboli non servano più.

Nasce da una cosa vera. L'ingegnere che nel 2003 scrisse per il NIST le regole sulla complessità si è poi pentito di una parte di quelle indicazioni: in particolare dell'obbligo di cambiare password ogni tre mesi, che spingeva tutti a scrivere la stessa cosa con un numero diverso alla fine.

Ma il pezzo sulla varietà dei caratteri non è mai stato ritirato, e soprattutto c'è un fatto pratico che la teoria non cancella: i siti la chiedono ancora. Lo SPID vuole maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Le banche anche. Se provi a registrare «cavallobottigliafinestra», il modulo ti rimanda indietro.

Quindi la regola utile, quella che funziona nel mondo reale, è una sola: lunga E con tutte e quattro le cose dentro.

Il metodo della frase, passo per passo

Ecco come si tira fuori una password lunga e difficile da una cosa che ricordi già.

Primo. Pensa a una frase vera della tua vita, che nessuno indovinerebbe. Non un proverbio e non un verso famoso: una cosa tua. Per esempio: «Mio padre pescava a Chioggia nel 1962».

Secondo. Prendi l'iniziale di ogni parola e tieni l'anno per intero. Viene: M p p a C n 1962.

Terzo. Attacca tutto e aggiungi due simboli, uno in mezzo e uno prima del numero. Viene Mppa@Cn!1962.

Sono dodici caratteri, con dentro maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Per un computer è una fila di caratteri senza senso. Per te è una frase sola, con dentro tuo padre a Chioggia.

Il metodo funziona con qualunque ricordo: il nome del primo cane più l'anno in cui è arrivato, l'indirizzo della casa al mare, un verso che canticchi da sempre. L'importante è che sia una cosa tua e che non l'abbia mai scritta da nessuna parte.

Una password diversa dove conta

Questa è la parte che sembra impossibile e che invece si può rendere realistica.

Quando un sito qualsiasi viene bucato, gli indirizzi email e le password finiscono in elenchi che girano. La prima cosa che si fa con quegli elenchi è provare le stesse coppie su altri siti: la banca, la posta, i social. Se la tua password è una sola, il negozio online che avevi dimenticato diventa la chiave del conto corrente.

Non serve però una password diversa per i cinquanta siti dove hai lasciato un indirizzo in vent'anni. Serve una password sua per ognuna delle cose che contano: la posta elettronica, la banca, lo SPID.

La posta elettronica è la più importante di tutte, e quasi nessuno lo sa: chi entra nella tua posta può farsi mandare lì il cambio password di tutto il resto. È la porta di casa.

Dove si tengono

Ricordarsene dieci a memoria non è realistico, e fingere il contrario porta a usarne una sola. Le strade sono tre e vanno tutte bene.

Il quaderno in un cassetto di casa. È una soluzione seria, e la dicono anche gli esperti: chi vuole rubarti le password sta a duemila chilometri e non entrerà mai nel tuo cassetto. Sulla copertina non si scrive «password»: si scrive «ricette».

Il posto delle password del telefono. Su iPhone si chiama «Password» e sta nelle impostazioni, su Android è dentro le impostazioni di Google. È protetto dall'impronta o dal codice, e propone la password giusta quando serve. Ha un vantaggio in più: propone solo quella del sito giusto, quindi se il sito è finto resta zitto, e quel silenzio è un avvertimento.

Quello che non va fatto. Niente password in un messaggio mandato a te stesso, in una nota senza protezione, in una foto nella galleria o in un file chiamato «password» sulla scrivania del computer. Sono i tre posti che chi ruba un telefono guarda per primi.

La verifica in due passaggi

Se dopo aver letto questo articolo si fa una cosa sola, è questa.

Vuol dire che oltre alla password il sito chiede una seconda prova: di solito un codice che arriva con un messaggio. Chi ruba la password non ha il tuo telefono, quindi resta fuori lo stesso.

Si accende dalle impostazioni, alla voce «Sicurezza», e ci vogliono due minuti. Accendila almeno sulla posta elettronica e sulla banca.

Una avvertenza che serve più della spiegazione: quando quel codice arriva, arriva con la frase «non comunicarlo a nessuno». È scritto lì perché la truffa esiste. Chi telefona dicendo di essere della banca e chiede il codice appena arrivato non è della banca, e non c'è nessuna eccezione a questa regola.

Cosa non fare mai

Una lista breve, tutta di cose che si incontrano davvero.

La data di nascita, tua o dei figli: è la prima che si prova. Il nome del cane da solo, il nome del paese, la squadra. «Password», «123456» e le loro varianti con un punto esclamativo in fondo. La stessa password su tutti i siti. E soprattutto: dettarla al telefono a chi ti chiama, cosa che nessuna banca, nessun ufficio pubblico e nessun tecnico ha mai chiesto a nessuno.

Se ti interessa capire chi c'è dietro queste richieste, ne abbiamo scritto in chi c'è dall'altra parte di una truffa. E se vuoi vedere in un posto sicuro come qualcuno cerca di farsi consegnare una password, nel corso antitruffe la scena si simula per intero.

Domande veloci

Quanto deve essere lunga davvero una password?
Almeno dodici caratteri, con maiuscole, minuscole, numeri e simboli. È la soglia indicata dalle raccomandazioni NIST e dal Garante per la protezione dei dati personali, ed è anche quella che chiedono in pratica SPID e banche italiane. Sedici caratteri sono meglio.
Posso scrivere le password su un quaderno?
Sì, purché il quaderno resti in un cassetto di casa e non esca. Chi ruba password lavora a distanza e non entrerà mai nel tuo cassetto. È molto meglio di una password sola usata su tutti i siti, che è il rischio vero.
Ogni quanto vanno cambiate?
Non serve cambiarle a scadenza fissa: quell'obbligo è stato abbandonato proprio perché portava a password peggiori. Si cambia quando c'è un motivo: un sito che avvisa di una violazione, un sospetto, o un dispositivo perso.
Cos'è la verifica in due passaggi e perché conta tanto?
È il codice che arriva sul telefono oltre alla password. Serve perché regge anche quando la password è stata rubata: senza quel codice, chi la possiede resta comunque fuori. Va accesa almeno su posta elettronica e banca.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

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Le password fatte bene

Come si inventa una password lunga e difficile che però ti ricordi, con le regole vere: almeno dodici caratteri, maiuscole, minuscole, numeri e simboli.

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Pubblicato il 12 ottobre 2026.