In famiglia
Il telefono di un genitore: cosa impostare
Sette impostazioni tolgono metà dei problemi futuri, e si fanno una volta sola. Due invece è meglio non toccarle: ecco quali, e perché.
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Il telefono di un genitore va impostato una volta sola, all'inizio, e sette regolazioni tolgono da sole la metà delle telefonate di aiuto che arriverebbero nei mesi seguenti: scritte più grandi, schermo che resta acceso più a lungo, suoneria alta, poche icone in prima pagina, i contatti importanti a portata, le notifiche ridotte all'essenziale e il salvataggio automatico delle foto. Si fanno in venti minuti insieme, e vanno fatte con il telefono nelle sue mani.
Ci sono anche due cose che conviene lasciare stare, ed è la parte che quasi nessuno dice.
Le sette che risolvono i problemi futuri
1. Le scritte più grandi. È la prima e la più importante: metà delle difficoltà che sembrano di comprensione sono di vista. Sta nelle impostazioni, alla voce che parla di schermo o di display, e si alza finché la persona legge senza avvicinare il telefono agli occhi. Molti telefoni permettono anche di rendere il testo in grassetto.
2. Lo schermo che resta acceso. Di serie si spegne dopo mezzo minuto, che è pochissimo per chi legge con calma o cerca il pulsante giusto. Portandolo a due o cinque minuti sparisce la sensazione di dover fare in fretta.
3. La suoneria e la vibrazione insieme. Molte chiamate perse non sono chiamate rifiutate: sono chiamate non sentite. Volume alto, vibrazione attiva, e una suoneria che si distingua da quella di tutti gli altri.
4. Cinque icone in prima pagina, non trenta. Si tengono davanti solo le applicazioni che si usano davvero, grandi, e tutto il resto si sposta nelle pagine successive. Una schermata piena di simboli sconosciuti è un ottimo motivo per non toccare niente.
5. I contatti importanti in cima. Due o tre numeri, quelli che servono davvero, messi fra i preferiti o direttamente sulla schermata iniziale. Serve nei momenti in cui non si ha voglia di cercare.
6. Le notifiche ridotte. Questa fa una differenza enorme e nessuno ci pensa. Un telefono che vibra venti volte al giorno per aggiornamenti e novità di applicazioni mai aperte insegna una cosa sola: che gli avvisi si ignorano. E poi si ignora anche quello importante. Si lasciano accese le chiamate, i messaggi e la banca; tutto il resto si spegne.
7. Il salvataggio automatico delle foto. Serve il giorno in cui il telefono cade nell'acqua o si rompe. Si accende una volta e non ci si pensa più, e le foto restano anche se l'apparecchio non c'è più.
Le due che è meglio non toccare
Non cambiare la disposizione a cui è abituata. Se la persona usa già quel telefono, spostare le icone «per metterle in ordine» è il modo più veloce per farle perdere i punti di riferimento. Le cose si mettono a posto insieme, se lo chiede lei, e mai il giorno prima di partire per due settimane.
Non impostare l'apertura con l'impronta o con il viso senza spiegare come si torna al codice. Sono comodissime finché funzionano, ma le dita bagnate, una mano fasciata o un cambio di occhiali le mandano in crisi. Se la persona non sa che c'è sempre il codice come alternativa, si convince di essere chiusa fuori dal proprio telefono.
Le tre che si aggiungono dopo qualche settimana
Passato il primo periodo, quando l'uso quotidiano si è assestato, ce ne sono altre tre che vale la pena sistemare. Non subito: all'inizio sarebbero troppe.
La modalità che silenzia la notte. Quasi tutti i telefoni permettono di non far suonare niente in una fascia oraria, lasciando però passare le chiamate dei contatti preferiti. Toglie il timore di essere svegliati dalla pubblicità e non quello di perdere una chiamata importante.
Il blocco dei numeri che disturbano. Se arrivano telefonate commerciali insistenti, si bloccano una per una dal registro delle chiamate. È un gesto semplice che dà una sensazione di controllo notevole.
La scheda con i dati per le emergenze. Sia i telefoni Android sia gli iPhone permettono di scrivere gruppo sanguigno, allergie e un contatto da avvisare, visibili anche a telefono bloccato. È la cosa che nessuno imposta e che, il giorno in cui serve, serve davvero.
Due cose che valgono più di tutte le impostazioni
Scrivi il codice di sblocco da qualche parte in casa. Un foglietto in un cassetto, non attaccato al telefono. Il numero di persone che restano chiuse fuori dal proprio apparecchio dopo un cambio di codice è più alto di quanto si immagini, e recuperarlo è complicato.
Metti in chiaro cosa può essere annullato. È la spiegazione che manca sempre: quasi tutto si annulla, si chiude, si torna indietro. Le poche cose che non si annullano sono i pagamenti e i messaggi già inviati. Una persona che sa dove sta il confine tocca con molta più tranquillità.
Se il telefono è nuovo di zecca
Quando l'apparecchio arriva dal negozio, prima delle sette regolazioni ce ne sono altre tre da sistemare, e conviene farle nello stesso pomeriggio.
L'account che serve a scaricare le applicazioni. Su Android è un account Google, su iPhone un account Apple. Va creato con un indirizzo di posta a cui la persona ha accesso davvero, e la password va scritta su quel foglietto in cassetto: è la chiave di tutto il resto, e recuperarla dopo è la pratica più noiosa che esista.
Il trasferimento dal telefono vecchio. Contatti, foto e messaggi si portano sul nuovo apparecchio con la procedura guidata che compare alla prima accensione. Vale la pena farla lì per lì, con il vecchio telefono ancora acceso accanto: riprenderla dopo qualche giorno è molto più complicato.
Un controllo delle applicazioni preinstallate. I telefoni arrivano pieni di programmi che nessuno ha chiesto. Quelli che non servono si tolgono dalla prima schermata subito, prima ancora che facciano confusione.
Come farlo senza che diventi una lezione
Il modo peggiore è prendere il telefono e fare le sette cose di fila mentre l'altra persona guarda. Alla fine il telefono è a posto e lei non sa cosa è cambiato.
Meglio così: gliele fai fare, una alla volta, mentre spieghi a cosa serve. Ci vuole il triplo del tempo e vale il triplo, perché ognuna di quelle impostazioni è anche una piccola lezione su dove si trovano le cose.
E fermatevi quando basta. Sette regolazioni sono già tante: se dopo la quarta vedete che l'attenzione cala, le altre si fanno un altro giorno.
Se vuoi la traccia di come si spiega senza innervosirsi, l'abbiamo scritta in spiegare il telefono a un genitore senza litigare e in «fammelo tu che fai prima». Per le basi vere e proprie c'è il corso Il mio primo smartphone, e altri articoli come questo stanno nella rubrica In famiglia.
Domande veloci
- Da quale impostazione conviene partire?
- Dalla dimensione delle scritte. È quella che si nota subito e che risolve più problemi di quanto sembri: molte difficoltà attribuite alla tecnologia sono semplicemente testo troppo piccolo per essere letto con comodità.
- Conviene spegnere le notifiche?
- Quasi tutte sì. Si lasciano chiamate, messaggi e servizi importanti come la banca. Un telefono che avvisa in continuazione per cose che non interessano insegna a ignorare gli avvisi, compresi quelli che contano.
- Meglio l'impronta o il codice?
- Vanno bene entrambi, purché la persona sappia che il codice funziona sempre come alternativa. L'impronta è comoda ma fa i capricci con le mani bagnate o fredde, e chi non sa che c'è una seconda strada si spaventa.
- E se il telefono è vecchio e lento?
- Prima di cambiarlo, prova a togliere le applicazioni che non si usano e a spegnere le notifiche: spesso basta. Cambiare telefono a chi si era appena abituato costa più di quanto faccia guadagnare.
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