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I servizi pubblici

SPID: cos'è e a cosa serve, spiegato semplice

SPID è la chiave unica per entrare nei siti pubblici. Qui trovi cosa serve per averlo, quali sportelli sostituisce e come si usa la prima volta.

· Circa 7 minuti di lettura

Cos'è lo SPID e a cosa serve, in una riga: è la chiave unica per entrare nei siti della pubblica amministrazione, un nome utente e una password soli con cui accedi all'INPS, all'Agenzia delle Entrate, al fascicolo sanitario, al Comune e a tanti altri servizi. SPID vuol dire Sistema Pubblico di Identità Digitale, ma il nome per esteso non lo usa nessuno.

L'idea è semplice: invece di una password diversa per ogni ufficio, una sola identità che vale per tutti. Chi te la rilascia ha controllato che tu sia davvero tu, e da quel momento ogni sito pubblico si fida di quella verifica.

A cosa serve, in concreto

Detto così sembra astratto. Ecco cosa si fa davvero, dalla poltrona di casa, senza fare una fila:

  • Guardare la propria pensione e i contributi sul sito dell'INPS, e scaricare la Certificazione Unica.
  • Prenotare visite ed esami e leggere i referti nel fascicolo sanitario della tua Regione.
  • Vedere la dichiarazione dei redditi precompilata sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
  • Chiedere certificati anagrafici come la residenza o lo stato di famiglia, senza andare in Comune.
  • Cambiare il medico di base, dove la Regione lo permette.
  • Chiedere bonus e agevolazioni, quando escono.
  • Usare l'applicazione IO, quella che raccoglie le comunicazioni degli enti pubblici e permette di pagare i bollettini.

C'è anche un vantaggio meno ovvio: le pratiche fatte così restano scritte. Rimane traccia di quando hai presentato una domanda e di che risposta hai ricevuto, e quella traccia la puoi rileggere quando vuoi.

Cosa serve per averlo

Quattro cose, tutte che hai già in casa:

  1. Un documento d'identità valido: carta d'identità, passaporto o patente.
  2. La tessera sanitaria (quella con il codice fiscale sul retro).
  3. Un indirizzo email che usi davvero e a cui riesci ad accedere.
  4. Il tuo numero di cellulare: ci arriveranno i codici di verifica.

Il numero di cellulare deve essere tuo e solo tuo. Non quello del figlio, non quello condiviso: è il numero su cui arriveranno i codici che servono a entrare, ogni volta.

Chi lo rilascia

Non lo dà lo Stato direttamente: lo rilasciano dei gestori privati autorizzati, che si chiamano «identity provider». I più usati sono PosteID di Poste Italiane, Aruba, InfoCert, Namirial, Sielte, TIM id, Register, Lepida e Intesi Group.

Cambia solo il modo in cui verificano chi sei e quanto durano i passaggi: lo SPID che ottieni è identico e funziona sugli stessi siti, con qualunque gestore tu l'abbia fatto. Se in famiglia qualcuno l'ha già fatto con un gestore e si è trovato bene, tanto vale usare lo stesso: avrete la stessa applicazione e vi aiuterete a vicenda.

L'identità digitale in sé non si paga. Quello che può avere un costo, con alcuni gestori, è il modo con cui ti fanno riconoscere: il riconoscimento di persona all'ufficio postale, o quello in videochiamata con un operatore, a volte sono a pagamento. Ci sono comunque strade senza costi, per esempio il riconoscimento con la carta d'identità elettronica se ce l'hai, e conviene guardare le condizioni di ciascun gestore prima di scegliere.

I tre livelli, e quale ti serve

Questa è la parte che confonde di più, e in realtà è breve.

  • Livello 1: solo nome utente e password. Quasi nessun sito lo accetta più.
  • Livello 2: nome utente, password, più un codice usa e getta che ti arriva sul cellulare o compare nell'applicazione del gestore. È quello che serve praticamente sempre: INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario, Comune.
  • Livello 3: come il secondo, ma con un dispositivo fisico o un certificato in più. Serve a pochi casi particolari, e se ti servirà te lo diranno.

Quando attivi SPID ti ritrovi già con il livello 2. È quello giusto: non devi cercare niente di più.

Il codice usa e getta che arriva a ogni accesso non è una scocciatura inutile: è la ragione per cui, se anche qualcuno scoprisse la tua password, non entrerebbe lo stesso. Quel codice ce l'hai solo tu, sul tuo telefono, e vale una volta sola.

Come si usa, la prima volta

I siti pubblici sono fatti tutti allo stesso modo. Una volta imparato uno, li sai tutti:

  1. Vai sul sito dell'ente, per esempio quello dell'INPS.
  2. Cerca in alto il pulsante Accedi o Area riservata, e cliccalo.
  3. Fra le possibilità che compaiono, scegli Entra con SPID.
  4. Scegli il tuo gestore dall'elenco: quello con cui l'hai fatto (PosteID, Aruba, InfoCert…).
  5. Scrivi nome utente e password.
  6. Conferma con il codice usa e getta: arriva per SMS, oppure lo confermi nell'applicazione del gestore con un clic o con l'impronta.

Sei dentro. Da qui in poi cambia solo cosa c'è nella pagina, ma la porta d'ingresso è sempre questa.

Un consiglio che vale più di tanti altri: la prima volta, fallo con calma e con qualcosa da bere accanto. Non c'è niente che si possa rompere, e se sbagli un passaggio si ricomincia. Se il telefono è ancora terreno poco familiare, il primo smartphone parte da prima ancora: accendere, cliccare, aprire un'applicazione.

SPID, carta d'identità elettronica e tessera sanitaria: che differenza c'è

Sui siti pubblici trovi spesso tre pulsanti d'ingresso, ed è normale non capire quale scegliere.

  • SPID è quello di cui stiamo parlando: nome utente, password e codice.
  • CIE, la carta d'identità elettronica, è la carta con il microchip: si entra appoggiandola al telefono, con il PIN che ti hanno dato quando l'hanno fatta.
  • CNS è la tessera sanitaria usata come chiave, con un lettore collegato al computer. È la strada più scomoda delle tre.

Portano tutte e tre nello stesso posto. Basta averne una. Se hai già SPID, non ti serve altro; se un giorno rifarai la carta d'identità, avrai anche la seconda strada, e vale la pena farsi dare il PIN e conservarlo.

Ne vale la pena?

Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 72,5% delle persone fra i 65 e i 74 anni ha usato internet negli ultimi tre mesi: la rete non è più territorio di pochi. Ma la stessa indagine dice che, in quella fascia d'età, solo il 27,4% ha competenze digitali almeno di base.

È esattamente lo spazio in cui vive lo SPID: uno strumento che tutti sono ormai obbligati ad avere, spiegato quasi sempre a chi sa già di cosa si parla. Non è difficile: è raccontato male.

Se vuoi vedere dove ti porta, comincia da i percorsi: sono i corsi messi in fila, dal primo passo in poi, così sai da dove partire senza dover scegliere fra tante cose insieme.

Domande veloci

SPID e carta d'identità elettronica sono la stessa cosa?
No, ma servono allo stesso scopo: entrare nei siti pubblici. Con SPID entri scrivendo nome utente, password e un codice usa e getta; con la carta d'identità elettronica appoggi la carta al telefono e usi il PIN. Basta averne una delle due.
Devo attivare il livello 3?
Quasi certamente no. Il livello 2, quello che si ottiene attivando SPID, basta per INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario e Comune. Il livello 3 serve in casi particolari, e quando serve viene richiesto esplicitamente dal sito.
Posso usare lo SPID di mio figlio o di mia moglie?
No: l'identità digitale è personale, come la firma. Chi ha bisogno di aiuto può però nominare una persona di fiducia tramite la delega prevista dagli enti, che è la strada corretta e lascia traccia di chi ha fatto cosa.
Cambia qualcosa a seconda del gestore che scelgo?
Lo SPID che ottieni è identico e funziona sugli stessi siti con qualunque gestore. Cambiano solo i modi di farsi riconoscere all'inizio, alcuni dei quali possono avere un costo, e l'aspetto dell'applicazione che userai per confermare gli accessi.

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Pubblicato il 8 settembre 2026. Aggiornato il 25 settembre 2026.