In famiglia
I regali tecnologici che finiscono nel cassetto
Il tablet regalato a Natale che a marzo è ancora nella scatola. Perché succede quasi sempre, e come si sceglie un regalo che verrà usato davvero.
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I regali tecnologici finiscono nel cassetto quasi sempre per lo stesso motivo: sono stati scelti pensando a cosa l'apparecchio sa fare, non a cosa la persona voleva fare. Un tablet non risponde a nessun desiderio; vedere i nipoti che sono lontani sì. Se fra il pacchetto e la prima cosa utile ci sono venti passaggi da fare da soli, il pacchetto resta chiuso.
È una delusione che costa a tutti e due: a chi ha speso e a chi non l'ha usato e ora si sente pure in colpa.
La sequenza che conosciamo tutti
Natale. Il pacco grosso, il tablet nuovo, la faccia contenta. Poi qualcuno dice «tanto te lo configuro io» e passa mezz'ora a fare cose sullo schermo mentre gli altri mangiano il panettone.
A gennaio l'apparecchio è sul tavolo, ancora acceso. A febbraio è sul comò, scarico. A marzo è nel cassetto, e se qualcuno chiede la risposta è «è bellissimo, ma non ho ancora avuto tempo».
Non è vero che non c'è stato tempo. È che nessuno ha mai finito il lavoro: c'è un apparecchio configurato, ma non c'è una cosa che quella persona sa fare da sola. E finché non c'è quella, l'oggetto resta un dovere in sospeso invece che un piacere.
Vale la pena tenere a mente un numero. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 72,5% delle persone fra 65 e 74 anni è andato online negli ultimi tre mesi, ma solo il 27,4% ha competenze digitali almeno di base. Tradotto: non manca l'accesso, manca la pratica. E un regalo non porta pratica.
Cinque regali che quasi sempre restano fermi
Il tablet «per fare tutto». Fa troppe cose, e proprio per questo non ne suggerisce nessuna. Chi lo riceve non sa da dove cominciare, e nessuno comincia dal nulla.
L'assistente vocale. Bello quando funziona, ma parla con una voce che va capita e va interrogato con le parole giuste. Chi ha problemi di udito o non è abituato lo trova frustrante nel giro di due giorni.
L'orologio che misura tutto. Va caricato ogni sera e riempie il polso di avvisi. Se la persona non ha chiesto di misurare qualcosa, misurare qualcosa non le interessa.
Il telefono ultimo modello. Più grande, più veloce e completamente diverso da quello di prima. Cambiare telefono a chi si era appena abituato è la cosa che più spesso fa tornare indietro qualcuno.
Il corso lungo. Venti ore di lezioni in un colpo solo, magari con un impegno preso davanti a tutta la famiglia. La sensazione è quella di un compito assegnato, e i compiti si rimandano.
Cosa funziona, invece
La regola è una sola: il regalo deve arrivare a una cosa che la persona voleva fare, e deve arrivarci il giorno stesso.
Chiedi prima cosa manca. Non «cosa vorresti», che è una domanda difficile, ma «cosa ti scoccia dover chiedere a qualcuno?». La risposta è quasi sempre precisa: prenotare la visita, vedere le foto, capire se un messaggio è vero.
Regala l'apparecchio già pronto, ma non tutto tu. Toglilo dalla scatola insieme, accendetelo insieme, e falla fare a chi lo riceve, con te che indichi. La prima accensione fatta con le proprie mani vale più di dieci spiegazioni dopo.
Fai finire il pomeriggio con una cosa riuscita. Una videochiamata partita da sola, una foto mandata, un appuntamento segnato. Una sola, purché sia sua.
Metti in prima schermata cinque icone, non trenta. Quelle che servono davvero, grandi. Tutto il resto si può aggiungere dopo, quando qualcuno lo chiederà.
Regala anche il tuo tempo, e scrivilo. Un biglietto con «un pomeriggio al mese insieme, quando vuoi» vale più dell'oggetto. E siccome è scritto, non è un favore da chiedere: è già stato dato.
Il momento in cui si decide tutto
C'è un quarto d'ora che vale più di tutto il resto, ed è quello subito dopo l'apertura del pacco. Quasi sempre viene sprecato, perché è anche il momento in cui c'è più gente intorno, più rumore e meno pazienza.
Chi riceve il regalo si trova davanti a tre cose insieme: un oggetto che non conosce, una platea che guarda, e la sensazione di dover ringraziare subito. Non è una condizione in cui si impara niente, ed è per questo che tanti apparecchi vengono aperti in mezzo alla festa e non vengono più toccati.
Se puoi, sposta quel quarto d'ora: consegna il pacco durante la festa e dai appuntamento al giorno dopo, quando in casa siete in due. Con meno occhi addosso la stessa persona prova, sbaglia e chiede, cioè fa esattamente le tre cose che servono.
E scegli un'ora in cui non hai un altro impegno dopo. Chi insegna guardando l'orologio trasmette fretta anche stando zitto, e la fretta è la cosa che blocca di più chi sta imparando.
Il regalo che nessuno pensa di fare
C'è una cosa che le persone chiedono più spesso di un oggetto, e non costa niente: il permesso di sbagliare senza sentirsi in colpa.
Chi ha paura di rompere qualcosa non tocca, e chi non tocca non impara. Quella paura si toglie in un modo solo, cioè mostrando che si torna sempre indietro: si annulla, si chiude, si riapre, e non è successo niente.
È il motivo per cui le nostre lezioni sono fatte con schermate finte su cui si può premere qualunque cosa. Non è un dettaglio tecnico: è la parte che serve a smettere di avere paura. Se stai pensando a un regalo, guarda il catalogo dei corsi o i percorsi, che mettono le lezioni in fila per un obiettivo preciso.
Se il regalo è già nel cassetto
Non è tardi, e non serve rifare il discorso da capo.
Tiralo fuori senza cerimonie, in un momento tranquillo, e usalo per una cosa sola che interessa a quella persona. Se il tablet era per le foto dei nipoti, aprite le foto dei nipoti e basta: niente configurazioni, niente aggiornamenti, niente «già che ci siamo».
Se ti serve una traccia su come si fa senza innervosirsi, l'abbiamo scritta in spiegare il telefono a un genitore senza litigare. Altri articoli su questo stanno nella rubrica In famiglia.
Domande veloci
- Qual è il regalo tecnologico migliore per un genitore anziano?
- Quello che risolve una cosa che quella persona ha già detto di voler fare da sola. Se non c'è una cosa del genere, il regalo migliore non è un oggetto ma del tempo insieme, scritto su un biglietto perché non sembri un favore da chiedere.
- Meglio un tablet o uno smartphone?
- Quasi sempre lo smartphone, se ce n'è già uno: si continua su quello che si conosce invece di ricominciare da capo. Il tablet ha senso quando lo schermo grande serve davvero, per esempio per problemi di vista, e in quel caso va scelto insieme.
- Come si evita che il regalo resti chiuso nella scatola?
- Aprendolo insieme e arrivando quel giorno stesso a una cosa riuscita, fatta dalle mani di chi lo riceve. Un apparecchio configurato da qualcun altro resta di qualcun altro.
- E se non vuole proprio saperne?
- Si rispetta, e si lascia la porta aperta. Molte persone cambiano idea quando si presenta un motivo concreto, per esempio una visita da prenotare o un nipote lontano da vedere. Insistere prima di quel momento serve solo a irrigidire tutti e due.
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