Numeri e fatti
Quanto costano le truffe online in Italia
Oltre 269 milioni di euro sottratti nel 2025, secondo la Polizia Postale. Cosa contano quei numeri, cosa non contano, e chi colpiscono davvero.
· Circa 6 minuti di lettura
Nel 2025 le truffe online hanno sottratto agli italiani oltre 269 milioni di euro, secondo il report annuale della Polizia Postale. Nello stesso anno la Polizia Postale ha trattato 51.560 casi, di cui 27.085 riguardavano il cybercrime economico-finanziario, e ha ricevuto oltre 94.000 segnalazioni attraverso il Commissariato di Pubblica Sicurezza online.
Sono numeri grossi, e proprio per questo vanno letti con attenzione: dicono meno di quello che sembra, e allo stesso tempo nascondono una parte che non si vede.
Cosa contano quei 269 milioni
La cifra riguarda il denaro effettivamente sottratto in casi di cybercrime economico-finanziario arrivati all'attenzione della Polizia Postale nel corso dell'anno. Dentro ci stanno cose molto diverse fra loro: conti svuotati dopo un messaggio ingannevole, bonifici dirottati, truffe agli acquisti online, frodi ai danni di aziende.
È una somma che riguarda persone e imprese insieme, quindi non va letta come «quanto hanno perso le famiglie italiane». Le truffe alle aziende, quando riescono, valgono da sole cifre che una persona non perderebbe mai.
Il secondo numero, i 51.560 casi trattati, dice invece quanto lavoro è arrivato sul tavolo di chi indaga. E i 94.000 contatti al Commissariato online dicono quante persone hanno cercato aiuto in quel modo, che è una cosa ancora diversa: molte segnalazioni non diventano un caso, e molti casi nascono altrove.
Quello che i numeri non dicono
Qui sta il punto più importante, e va detto in chiaro: le truffe denunciate sono una parte di quelle avvenute.
Le ragioni per cui una truffa non viene denunciata sono sempre le stesse, e chiunque abbia parlato con una vittima le riconosce.
La vergogna. È la prima, e riguarda soprattutto le persone anziane. Chi è caduto in una truffa spesso non lo dice nemmeno in famiglia, per non sentirsi rimproverare o per non dare l'impressione di non essere più autonomo.
La cifra piccola. Sotto una certa soglia, molti pensano che non valga la pena. Una truffa da qualche decina di euro, moltiplicata per migliaia di persone, non compare da nessuna parte.
Il non sapere dove andare. Denunciare online richiede a sua volta competenze digitali, che è un paradosso crudele: le persone più colpite sono proprio quelle che quelle competenze non le hanno.
Il risultato è che il numero vero è più alto, e nessuno sa di quanto. Quando leggi «269 milioni», leggilo come un pavimento, non come un soffitto.
Chi viene colpito, e perché
I truffatori non scelgono le vittime a caso: scelgono le situazioni.
Le truffe che funzionano meglio fanno leva su tre cose insieme: fretta («entro oggi»), autorità («la banca», «le poste», «l'Agenzia delle Entrate») e paura («il conto è bloccato», «c'è un addebito sospetto»). È una combinazione che manda in tilt chiunque, e l'età c'entra meno di quanto si creda.
Quello che l'età cambia è l'esposizione. Chi ha meno pratica fa più fatica a controllare l'indirizzo di un collegamento, a distinguere una pagina vera da una copia, a capire che il nome del mittente di un messaggio si può falsificare. Secondo l'ISTAT, nella fascia 65-74 anni solo il 27,4% ha competenze digitali almeno di base: è quel divario, non l'ingenuità, a fare la differenza.
E c'è un secondo elemento, più sgradevole: alcune truffe puntano deliberatamente alla solitudine. Le truffe sentimentali e quelle del finto familiare in difficoltà funzionano perché chi le riceve ha voglia di credere che qualcuno abbia bisogno di lui.
Le truffe che si vedono meno
Dentro quei numeri ci sono anche categorie di cui si parla poco, e che hanno un peso diverso da quello che il denaro racconta.
Le truffe agli acquisti online. Sono le più numerose e le meno costose: l'oggetto pagato che non arriva mai, o che arriva diverso. Prese una per una valgono poche decine di euro, e proprio per questo quasi nessuno denuncia.
Il finto familiare in difficoltà. Un messaggio da un numero sconosciuto: «Ciao mamma, ho cambiato numero, mi serve un bonifico urgente». Funziona perché non chiede di credere a un'azienda, ma a una persona a cui si vuole bene.
Le truffe sentimentali. Sono quelle che costano di più a chi le subisce, in denaro e non solo, e sono anche quelle che quasi mai finiscono in una denuncia: alla perdita si somma l'imbarazzo di raccontarla.
Le frodi alle aziende. Non riguardano le famiglie, ma spostano il totale in alto più di ogni altra cosa. È il motivo per cui la cifra complessiva va sempre letta insieme al numero dei casi.
Le tre difese che valgono più di tutte
Non decidere mai di fretta. Nessuna banca, nessuna posta, nessun ente pubblico chiude un conto perché non hai risposto entro un'ora. La fretta è l'ingrediente della truffa, non della comunicazione ufficiale.
Non toccare mai i collegamenti che arrivano. Per controllare, si apre l'applicazione ufficiale o si scrive l'indirizzo a mano. Vale per messaggi, email e messaggi vocali.
Il codice che arriva sul telefono non si dice a nessuno. Nessun operatore vero lo chiede, mai, per nessun motivo. Chi lo chiede sta rubando.
Se la cosa è già successa, il tempo conta: si blocca la carta, si chiama la banca ai numeri ufficiali e si denuncia. Un esempio di come sono fatti questi messaggi lo trovi nell'articolo sull'SMS del pacco in giacenza, e il corso Non farti fregare fa esercitare su messaggi finti, dove sbagliare non costa niente. Altri dati stanno nella rubrica Numeri e fatti.
Come leggere questi numeri l'anno prossimo
Quando uscirà il report del 2026, la tentazione sarà di confrontare le cifre e dire «sono aumentate» o «sono diminuite». È un confronto che va fatto con prudenza, per due motivi.
Il primo: un aumento delle denunce può voler dire più truffe, ma anche più persone che denunciano. Se una campagna informativa funziona, i numeri salgono proprio mentre le cose migliorano.
Il secondo: le cifre grandi dipendono da pochi casi enormi, quasi sempre ai danni di aziende. Un solo caso da dieci milioni sposta il totale più di diecimila truffe da mille euro, che però sono quelle che riguardano le famiglie.
Il numero da guardare, per capire come va davvero, è quello dei casi, non quello dei soldi.
Domande veloci
- Quanto hanno rubato le truffe online in Italia nel 2025?
- Oltre 269 milioni di euro, secondo il report annuale 2025 della Polizia Postale, che riguarda il cybercrime economico-finanziario e comprende sia le persone sia le aziende. È una cifra da leggere come minimo garantito, perché molte truffe non vengono denunciate.
- Quante truffe vengono denunciate?
- Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 51.560 casi e ricevuto oltre 94.000 segnalazioni al Commissariato online. Quante siano quelle non denunciate non lo sa nessuno: vergogna, cifre piccole e difficoltà a fare la denuncia tengono fuori una parte consistente.
- Le persone anziane sono più a rischio?
- Sono più esposte, ma non perché siano ingenue: perché hanno meno strumenti per verificare. I dati ISTAT dicono che nella fascia 65-74 anni solo il 27,4% ha competenze digitali almeno di base, e riconoscere una pagina falsa richiede proprio quelle competenze.
- Cosa si fa se si è già caduti in una truffa?
- Si blocca subito la carta o il conto chiamando i numeri ufficiali, si raccolgono le prove (messaggi, schermate, ricevute) e si denuncia alla Polizia Postale. Le prime ore contano: prima si blocca, più alta è la possibilità di recuperare il denaro.
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