Vai al contenuto principale

Riconoscere le truffe

Il finto corriere e il pacco fermo: come si riconosce

A ottobre arrivano messaggi che dicono che un pacco è fermo e chiedono pochi centesimi. Ecco perché la cifra è bassa apposta e cosa fare.

· Circa 6 minuti di lettura

Il messaggio che dice che un pacco è fermo al deposito e chiede un piccolo contributo per la riprogrammazione è una truffa, e si riconosce da una cosa sola: nessun corriere chiede soldi con un collegamento dentro un messaggio. Se una spedizione è davvero bloccata, lo trovi scritto sul sito del corriere o dentro la sua applicazione, entrandoci da solo.

È la truffa più diffusa dell'autunno, e cresce ogni anno verso Natale, quando di pacchi in giro ce ne sono molti di più.

Com'è fatto il messaggio

Arriva come SMS, più raramente come messaggio su WhatsApp. Il mittente porta un nome rassicurante: «Consegne», «Spedizioni», il nome di un corriere vero. Il testo dice più o meno sempre le stesse tre cose.

La prima: il tuo pacco è fermo. La seconda: serve un piccolo contributo per la riprogrammazione della consegna. La terza: hai poche ore, altrimenti il pacco torna al mittente.

Sotto c'è un collegamento, quasi sempre corto, che porta a una pagina fatta bene, con i colori giusti e il logo al posto giusto. Quella pagina chiede il numero della carta.

Perché la cifra è così bassa

Qui sta la parte intelligente della truffa, e vale la pena capirla perché è la stessa che troverai in altre forme.

La cifra richiesta è quasi sempre attorno a uno o due euro. Non è una svista e non è modestia: è calcolata. Una richiesta di cento euro mette in allarme chiunque. Una richiesta di un euro e settanta non sembra nemmeno una truffa: sembra una di quelle seccature burocratiche che capitano, una tassa di giacenza, un sovrapprezzo. Si paga per togliersi il pensiero.

Quello che vogliono però non sono quei pochi centesimi. Vogliono il numero della carta, la scadenza e il codice sul retro, che in quella pagina si scrivono tutti insieme. Con quei dati faranno prelievi molto più grossi, spesso giorni dopo, quando nessuno collega più le due cose.

Chi progetta queste truffe lo sa: il danno non è nel pagamento che fai tu, è nella porta che quel pagamento apre.

I tre segni che la smascherano

Il primo: il corriere non ti conosce. Un messaggio vero di una spedizione contiene il tuo nome e il numero di tracciamento. Quello finto dice «il tuo pacco», perché chi lo manda lo sta mandando a centomila numeri per volta e non sa chi sei.

Il secondo: l'indirizzo del sito. Il nome vero di un sito è l'ultima parte prima della prima barra. In un indirizzo come «consegne-italia.info/riprogramma» il nome vero è «consegne-italia.info», che non è nessuno. I corrieri veri hanno indirizzi corti e riconoscibili, e li hanno da vent'anni. Su questo abbiamo scritto una guida apposta: come si legge l'indirizzo di un sito parte proprio da qui.

Il terzo: la fretta. Ventiquattro ore, entro stasera, o il pacco torna indietro. Le aziende di logistica tengono i pacchi in giacenza per giorni e mandano avvisi ripetuti. Nessuna di loro ha mai dato ventiquattro ore.

Cosa fare, in concreto

Non toccare il collegamento. Toccarlo non ruba niente da solo, ma apre una pagina costruita per convincere, e a quel punto la decisione la stai prendendo sotto pressione.

Se aspetti davvero un pacco, fai una cosa sola: apri il sito del corriere scrivendo tu l'indirizzo, oppure la sua applicazione, e cerca lì. Il numero di tracciamento lo trovi nell'email di conferma dell'ordine, quella arrivata dal negozio.

Se il pacco viene da un negozio online, un'altra strada è ancora più semplice: entra nel tuo ordine dal sito del negozio. Lo stato della spedizione è scritto lì dentro, aggiornato.

Il messaggio, poi, si cancella. Non serve rispondere e non serve scrivere «smettete»: rispondere conferma soltanto che il numero è attivo.

Le varianti che girano in questi mesi

Lo schema è sempre lo stesso, ma il vestito cambia, e conviene conoscerne qualcuno.

La dogana. Il messaggio dice che il pacco viene dall'estero e che sono dovuti dei diritti doganali. È credibile, perché per i pacchi extraeuropei la dogana esiste davvero. La differenza è che quando è vera, i diritti li chiede il corriere con una comunicazione formale, e il pagamento avviene nella sua area riservata o alla consegna, non su una pagina raggiunta da un SMS.

L'indirizzo incompleto. Dice che manca un numero civico o un interno, e chiede di confermare i dati. Qui non chiedono subito soldi: chiedono informazioni, e nella schermata successiva arriva comunque la carta, «per la nuova consegna».

Il ritiro in punto di raccolta. Dice che il pacco è stato spostato in un punto di ritiro e che serve una conferma. Funziona perché molti pacchi finiscono davvero nei punti di ritiro, e la frase suona normale.

In tutte e tre il rimedio non cambia: non si segue il collegamento, si apre il sito del corriere scrivendo l'indirizzo, e si guarda lì. Se il tracciamento non dice niente di anomalo, non c'è niente di anomalo.

Se hai già pagato

Capita, e capita a persone di tutte le età: non è un motivo per vergognarsi, è un motivo per muoversi in fretta.

Chiama subito il numero della tua banca, quello stampato sul retro della carta o sull'applicazione, e chiedi il blocco della carta. Prima si blocca, più è probabile che i movimenti si fermino in tempo.

Poi presenta denuncia. Si può fare in un commissariato, oppure online dal sito della Polizia Postale. Serve anche se la cifra è piccola: le denunce sono il modo in cui quelle campagne vengono mappate e fermate.

Infine, controlla i movimenti della carta per le settimane successive. I prelievi veri arrivano spesso dopo, e piccoli, per non farsi notare.

Perché conviene raccontarlo

C'è un motivo pratico, oltre a quello di farsi coraggio a vicenda. Queste campagne durano pochi giorni: chi le organizza compra un indirizzo, lo usa per una settimana e lo abbandona. Nel frattempo, però, lo stesso messaggio arriva a tutta la rubrica di un paese.

Raccontare che è arrivato, dirlo in famiglia, farne parola nel gruppo del condominio, vale più di qualunque filtro tecnico. La persona avvisata ieri, oggi non ci casca.

Se vuoi provare a riconoscerli senza rischi, il corso antitruffe fa arrivare messaggi finti come questo, e ti lascia sbagliare in un posto dove non succede niente.

Domande veloci

Come faccio a sapere se ho davvero un pacco in arrivo?
Guarda nella posta elettronica l'email di conferma dell'ordine: contiene il numero di tracciamento e il nome del corriere. Con quel numero puoi controllare lo stato sul sito ufficiale, scrivendo tu l'indirizzo. Se non trovi nessuna email di conferma, non hai nessun pacco in arrivo.
Toccare il collegamento è già pericoloso?
Aprire la pagina di solito non ruba niente da solo. Il pericolo arriva dopo, quando quella pagina chiede i dati della carta o la password. Il consiglio resta di non aprirla, perché una pagina fatta bene convince, e la decisione finisce per essere presa di fretta.
Perché ricevo questi messaggi anche se non ho mai comprato online?
Perché non sono mandati a te: sono mandati a milioni di numeri alla volta, generati automaticamente o presi da elenchi finiti in giro. Chi li manda non sa se aspetti un pacco. Gli basta che, fra centomila persone, qualcuna lo stia aspettando davvero.
Segnalare il messaggio serve a qualcosa?
Sì. Si può inoltrare al numero antifrode del proprio operatore telefonico e segnalare l'indirizzo del sito alla Polizia Postale dal loro portale. Le segnalazioni servono a far chiudere più in fretta le pagine finte, che altrimenti restano attive per giorni.

Impara a farlo passo passo

Qui l'hai letto. Nel corso lo fai davvero, un passaggio alla volta, con le schermate vere davanti.

Da stampare e tenere vicino

Le truffe di questo mese da evitare

Le truffe che girano adesso in Italia, come si riconoscono e cosa si fa. Un foglio da attaccare al frigo.

Scarica il libretto

Caratteri grandi, una cosa per pagina. Non serve nessun account.

Da leggere dopo

Chi scrive

DoveClicco insegna la tecnologia a chi parte da zero, soprattutto alle persone dai 60 anni in su. Niente gergo, niente fretta: i passaggi con i nomi veri dei pulsanti, e simulazioni in cui si può sbagliare senza conseguenze. Come lavoriamo.

Pubblicato il 9 ottobre 2026.